La miniserie Hostage, disponibile su Netflix, narra le vicende del neoeletto Primo Ministro britannico Abigail Dalton, che si trova a dover affrontare una drammatica crisi personale e politica. Mentre cerca di imporre una svolta progressista al governo, deve anche gestire un’agguerrita avversaria: la trasformista leader francese Vivienne Touissant. Quest’ultima, che ha stabilito un’alleanza con l’estrema destra del suo paese, non esita a usare il ricatto e gli intrighi diplomatici per indebolire Abigail.
La tensione sale quando il marito di Abigail, un medico in missione umanitaria, viene rapito. I rapitori, un gruppo di mercenari sconosciuti, richiedono le dimissioni di Abigail in cambio del suo rilascio. Inizialmente, Vivienne tenta di sfruttare la situazione a suo vantaggio, ma ben presto si ritrova coinvolta in una rete di intrighi che minaccia anche la sua posizione.
Le due donne sono così costrette a mettere da parte la loro rivalità per allearsi e scoprire chi si nasconde dietro questo complotto, che sembra mirare a manipolare la democrazia stessa.
Nonostante qualche esitazione iniziale, la serie cattura l’attenzione dello spettatore con una sceneggiatura ben costruita, ricca di colpi di scena e dialoghi taglienti. Le interpretazioni di Suranne Jones e Julie Delpy, nei ruoli delle due leader politiche, sono un punto di forza: riescono a rendere i personaggi complessi e credibili, trasformando lo scontro tra idealismo e pragmatismo in un avvincente gioco di potere. “Hostage” si rivela un ottimo esempio di political thriller, capace di riflettere sulle sfide della leadership e sul ruolo ambiguo dei media.
Il political thriller “Hostage” affronta la fragilità della democrazia moderna, minacciata da forze eversive, da media senza scrupoli e dall’influenza del potere economico. La serie mette in evidenza un’altra sfida: il maschilismo dilagante. Le due protagoniste, leader politiche, vengono attaccate e messe alla prova in quanto donne, più che per le loro idee o le loro strategie.
Devi ammettere che all’inizio ero un po’ scettica su questa serie, ma mi sono ricreduta quasi subito. È un political thriller con i fiocchi. Certo, alcune scene e le reazioni di certi personaggi sembrano un po’ troppo semplici o stereotipate, ma la trama domina in modo impeccabile, con continui salti e cambi di prospettiva che ti tengono incollato allo schermo. Spero davvero che venga prodotta una seconda stagione, perché se la meriterebbe assolutamente.Pur con alcuni difetti, come un finale forse troppo semplicistico e una visione un po’ idealizzata del potere femminile, la serie si conferma una proposta interessante per gli amanti del genere.
