“Non Lasciarmi Qui”: Ciaro e il potere empatico della Musica contro l’abbandono #Intervista

Cari lettori, bentornati! Oggi ho il piacere di presentarvi un’intervista esclusiva con Ciaro, al secolo Giulia Ciaroni, che ci guiderà alla scoperta del suo nuovo singolo: “Non lasciarmi qui.”

Il brano, scritto dal punto di vista del cane, è un grido d’aiuto. È la voce spezzata di chi non può parlare, ma può solo aspettare. Guardare. Soffrire.

“Non lasciarmi qui” è un brano profondamente empatico, scritto dal punto di vista del cane abbandonato. Qual è stato l’elemento scatenante, l’immagine o l’emozione, che ti ha spinto a voler raccontare questa storia proprio con la voce dell’animale?

Ciao e grazie per questa intervista! L’idea è nata parlando con diverse associazioni, rifugi e volontari: più di una volta mi è stato chiesto “Perché non fai una canzone per combattere l’abbandono?”. È una richiesta che mi ha colpita profondamente, perché veniva da chi questa realtà la vive ogni giorno sulla propria pelle e su quella degli animali. Ne ho parlato con gli altri due membri di Almae Music, Francesca Pogliano e Giacomo Bertozzini, e insieme abbiamo deciso di accogliere questa sfida: scrivere un brano che potesse essere realmente utile per le associazioni, i canili ed i volontari. Abbiamo scelto di dare voce direttamente all’animale, perché solo così potevamo trasmettere con forza e immediatezza la sofferenza di chi non può raccontarla da solo.

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Hai dichiarato che il brano “non è realizzato per commuovere, ma per far pensare”. Come hai bilanciato l’intensità emotiva del tema con l’obiettivo di stimolare una riflessione più profonda e non solo un’emozione passeggera?

Ho cercato di raccontare il dolore dal punto di vista del cane, come se fosse lui stesso a parlare, proprio perché credo che per far davvero pensare le persone non basti commuoverle: bisogna farle entrare nella pelle di chi quel dolore lo vive. Solo così, sentendolo raccontato “da dentro”, si può smettere di guardare con distacco e iniziare a riflettere davvero. Anche nel videoclip ho voluto restare fedele a questa scelta: il protagonista è un bellissimo amstaff di nome King, che nella sua vita ha già conosciuto il maltrattamento e l’abbandono. Non è un attore, è reale. E proprio per questo la sua presenza dà ancora più forza al messaggio: non è finzione, è la vita di tanti cani come lui.

Puoi spiegarci meglio come hai cercato di rendere questa esperienza così viscerale attraverso la musica e le parole?

Per rendere questa esperienza così viscerale, ho fatto un lavoro di immersione totale: ho guardato diversi video di abbandoni reali e di salvataggi, cercando di non distogliere mai lo sguardo, anche quando era difficile. Ho guardato negli occhi quei cani, ho provato a immedesimarmi nelle loro emozioni, nei loro stati d’animo: la paura, la confusione, l’attesa, il dolore. Mi sono chiesta: “Cosa proverei io se qualcuno mi abbandonasse sul ciglio di una strada, senza più punti di riferimento, senza sapere se torneranno?” Da lì ho lasciato che fossero quelle sensazioni a guidare sia la scrittura che l’interpretazione. La musica e le parole sono nate come un flusso diretto, senza filtri, perché solo così potevo restituire con sincerità quello che sentivo.

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Il brano è stato scritto a quattro mani con Francesca Pogliano. Come è nata questa collaborazione e in che modo le vostre sensibilità si sono incontrate nel processo creativo?

La collaborazione con Francesca Pogliano è nata quasi per caso. Sapevo che in passato aveva lavorato come manager per alcune band e, anche se da qualche anno era fuori dal giro, aveva mantenuto contatti e competenze. Così, insieme a Giacomo Bertozzini, abbiamo deciso di proporle di entrare in Almae Music e di diventare la mia manager. Parlando con lei ho scoperto che scriveva testi. Me ne ha mandati alcuni e mi ha colpito subito il suo stile: diretto, emotivo, molto vicino alla mia sensibilità artistica. Quando ci è stata proposta la sfida di scrivere un brano contro l’abbandono, ho pensato subito che fosse il momento giusto per provare a lavorare insieme anche sul piano creativo. E così è nato questo brano, da una collaborazione spontanea ma molto intensa, dove le nostre emozioni si sono incontrate e fuse con naturalezza.

Il videoclip ufficiale, diretto da Livia Lavagno, che ruolo ha nel rafforzare il messaggio della canzone?

Come già accennato, il videoclip ha come protagonista un bellissimo amstaff di nome King, un cane che nella sua vita ha già conosciuto il dolore dell’abbandono e dei maltrattamenti. Non è solo un attore, è un testimone reale di ciò che racconta il brano. Il video, diretto da Livia Lavagno, ha proprio l’obiettivo di rafforzare il messaggio della canzone mostrando visivamente quello che il cane prova: la paura, lo smarrimento, il senso di solitudine. È un viaggio attraverso le sue emozioni, pensato per permettere a chi guarda di mettersi nei suoi occhi e nel suo cuore. È un racconto intenso, viscerale, ma mai forzato: il dolore non viene spettacolarizzato, viene semplicemente mostrato, per quello che è. E proprio per questo, speriamo, faccia riflettere davvero.

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Cosa significa per te “dare voce a chi voce non ne ha” attraverso la musica?

Per me, dare voce a chi voce non ne ha attraverso la musica, significa tre cose fondamentali: responsabilità, consapevolezza ed empatia.

Responsabilità, perché quando scegli di raccontare il dolore di chi non può farlo da solo, devi farlo con rispetto, verità e profondità, senza mai cadere nella retorica. Consapevolezza, perché devi essere lucido su quello che stai raccontando e sul potere che le parole e la musica possono avere nel sensibilizzare, nel far riflettere, nello smuovere le coscienze.

Ed empatia perché, solo mettendoti davvero nei panni dell’altro, puoi provare a restituirne l’umanità. O meglio, l’anima. È questo che ho cercato di fare con “Non lasciarmi qui”: trasformare la musica in uno strumento per far sentire una voce che altrimenti resterebbe inascoltata.

Dopo “Non lasciarmi qui”, ci sono altri temi sociali o cause che ti stanno particolarmente a cuore e che vorresti esplorare con la tua musica in futuro?

Sì, ci sono altri temi sociali che mi stanno molto a cuore e che mi piacerebbe affrontare in futuro attraverso la musica. Uno di questi è la genitorialità. Credo profondamente che un figlio sia di chi lo cresce, di chi gli dedica amore, tempo, ascolto e cura — indipendentemente dal sesso o dall’identità dei propri genitori. I bambini hanno bisogno di essere amati, non importa da chi, ma come. E questo è un messaggio che sento forte dentro di me e che vorrei riuscire a raccontare in una canzone: per contribuire, nel mio piccolo, a superare certi pregiudizi e difendere il diritto di ogni bambino a crescere in un ambiente pieno d’amore.

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Guarda il Video Ufficiale di “Non lasciarmi qui”

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