Marta Brioschi : “Cosa succederebbe se due ignari parenti che vivono in continenti diversi decidessero d’incontrarsi?” #Intervista

Bentornati, amici lettori! Oggi abbiamo il piacere di ospitare Marta Brioschi per una nuovissima intervista. L’occasione è l’uscita del suo ultimo romanzo, “In alto mare“, edito da Be Strong Edizioni.

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“In alto mare” nasce da un aneddoto familiare e dalla scoperta di parenti in Sudamerica. Puoi raccontarci di più su questo evento e come ha preso forma l’idea di trasformarlo in un romanzo giallo?

Era il Natale del 2023. Si era a tavola in famiglia e, come spesso facciamo, condividevamo memorie d’infanzia e non solo. In quell’occasione, una mia zia acquisita tirò fuori l’immagine ridigitalizzata di suo nonno, bellissimo uomo di fine ottocento. Aggiunse che da un recente esame cui si era sottoposto suo figlio, si era appreso che avesse parenti a Buenos Aires, discendenti appunto dell’uomo ritratto. Mi sembrò uno spunto imperdibile per un nuovo mistero. La domanda che mi sorse infatti spontanea fu: “Cosa succederebbe se due ignari parenti che vivono in continenti diversi decidessero d’incontrarsi?” Il resto della storia nacque poi a poco a poco nei mesi a seguire.

Il giallo intreccia più linee temporali. Come hai gestito la costruzione di questa struttura narrativa complessa e quali sfide ha presentato?

Inizialmente ho creato la storia di Luigi Pellegrino, ambientata nel passato, poi l’ho spezzata in blocchi e ne ho inserito uno all’inizio di ogni capitolo, a parte i capitoli 5, 10 e quello finale, dove ho inserito più contenuto. La storia contemporanea è nata di conseguenza, riagganciandosi agli elementi chiave della prima storia. La difficoltà principale è stata mantenere le atmosfere e i registri dei due piani temporali distinti mentre “aggiustavo” le due storie per cucirle insieme. È stato un lavoro abbastanza schizofrenico, ma divertente.

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La figura di Luigi Pellegrino è centrale e ambivalente. Come hai sviluppato questo personaggio così enigmatico e quali aspetti della sua personalità ti hanno affascinato  di più?

Luigi Pellegrino assomiglia a diversi personaggi di famiglia di cui mi sono state tramandate le gesta, ovvero piccoli aneddoti quotidiani. In diverse forme ho infatti attinto agli ambienti e ad alcune piccole storie narratemi dai miei genitori, ma anche da nonni, zii e cugini. Potrei dire che Luigi si sia autogenerato attraverso la rivisitazione del mio passato. Ho immaginato il suo aspetto, l’ambiente in cui era cresciuto, evocato dai racconti di mio padre in primis e della sua famiglia, di origine contadina e poi invece ho studiato la storia e gli ambienti dei bastimenti d’epoca come l’Augustus, dove Luigi faceva il ballerino. Ho visto anche molti filmati relativi a quelle navi e infine mi sono ispirata a certi racconti della famiglia di mia madre, di origine cittadina e borghese, per la trasformazione di Luigi in un “uomo di mondo”. Il grande fascino di Luigi sta proprio nella sua ambigua fragilità, nell’identità complessa che è andato costruendosi con pervicacia negli anni alla ricerca di una sua dimensione, di un riscatto che non potrà però mai compiersi veramente perché il mondo intorno a lui sta già precipitando in un delirio che trasformerà il destino di tutti in modo drammatico.

Il Libro è descritto come un “giallo atipico”. In che modo pensi che si discosti dalle convenzioni del genere e quali sono gli elementi che lo rendono tale?

L’intreccio di questo giallo in particolare, più di quelli che l’anno preceduto, non  è  che una scusa per parlare d’altro. Il giallo c’è, intriga, tiene con il fiato sospeso, sorprende, a tratti, ma il lettore in realtà viene risucchiato all’interno della trama dal mistero insito nella personalità del vero protagonista della storia e cioè Luigi, che pur nella sua assenza è il leitmotiv, il catalizzatore di ogni azione degli altri personaggi, che chiama a raccolta e dirige nell’ombra. È un romanzo che ci ricorda che nessun enigma è più interessante dell’essere umano e delle motivazioni che lo muovono.

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Il romanzo tocca temi come la ricerca identitaria e le radici ritrovate. Quale messaggio speri che i lettori portino con sé dopo averlo letto?

Vorrei che ciascuno trovasse spunti per la propria ricerca personale. Che ciascun lettore sentisse una frase o un personaggio in particolare risuonare con le proprie esperienze. Vorrei che attraverso il mio romanzo ci sentissimo uniti in questo straordinario viaggio di esplorazione che si chiama vita. 

Il romanzo tocca temi come la ricerca identitaria e le radici ritrovate. Quale messaggio speri che i lettori portino con sé dopo averlo letto?

La domanda più frequente è: “come ti è venuta l’idea dei due cugini?” Per ora la reazione comune (ancora relativamente contenuta, visto che il libro è uscito solo un mese fa) è di stupore. Chi l’ha letto finora (e ha voluto darmi feedback) dice che si era aspettato solo una storia che intrattenesse e invece ha trovato un romanzo ricco di sfumature su cui si è fermato più volte a riflettere. Una persona l’ha persino riletto subito una seconda volta per assaporarlo meglio. 

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Progetti futuri?

Sto già scrivendo un nuovo romanzo che uscirà nell’estate del 2026. Questa volta non sarà però un giallo, bensì un fantasy contemporaneo. Ho sentito il bisogno di cimentarmi con un altro genere letterario, ispirata dalla riapertura di un castello di epoca medioevale costruito su un isolotto dell’alto lago Maggiore. Dopo molti anni di restauri, aprirà finalmente ai visitatori nel prossimo mese di giugno. Che occasione ghiotta per far rivivere antiche leggende, non ti sembra?

Un grazie speciale a Marta Brioschi per la magnifica chiacchierata che ci ha regalato.

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