Cari lettori, torno a scrivervi oggi per condividere l’intervista con lo scrittore Alessandro Conforti. Ho avuto il piacere di leggere e recensire la sua raccolta di racconti, ‘La mula e gli altri‘, edita da Il Ramo e la Foglia Edizioni. Potete trovare la recensione completa al seguente link.
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Quanto tempo ha impiegato a scrivere questa raccolta e come è stato il processo di selezione e assemblaggio dei racconti?
L’arco temporale in cui ho scritto i racconti va dal 2020 al 2023, ma non è stato un percorso continuativo. In mezzo ho scritto altri racconti e per alcuni periodi non ho proprio scritto. Poi, a inizio 2023, ho trovato che alcuni dei racconti che avevo scritto e pubblicato su riviste letterarie potevano stare bene insieme ad altri rimasti inediti, e così è nata questa raccolta.
Il confine tra umano e animale sembra essere un elemento centrale in questa raccolta. Cosa l’ha affascinata di questa zona grigia e come è nata l’idea di esplorarla nelle sue storie?
Sì, ha ragione. L’animale che parla per me si correla ad un altro elemento ricorrente di questa raccolta, che è il magico, l’ultraterreno. Per la verità, questi elementi non sono altro, per me , che un modo di rappresentare la realtà, e non di evitarla. Se lei ci pensa, gli animali (e con questo intendo gli altri animali, cioè gli animali non umani) comunicano, sia tra loro sia con noi; pensare di farli parlare è semplicemente un modo della scrittura di rappresentare, attraverso il simbolo, questo dato di realtà, questa semplice constatazione di un fatto.
In altri racconti che non fanno parte di questa raccolta io ho parlato anche di fantasmi. Se lei ci riflette, i fantasmi della tradizione medievale sono persone dell’aldilà che ci tormentano, e sono sempre morte in circostanze violente o inaspettate. Ciascuno di noi ha perso un parente, un amico, un vicino in circostanze simili, e ciascuno di noi ha esperienza del ricordo violento di quella persona, dell’amaro, improvviso e inaccettabile pensiero che quella persona non esiste più. Ecco, quel pensiero che arriva all’improvviso, che ci sveglia la notte, quello è un fantasma.
Insomma, secondo me i fantasmi esistono e gli animali parlano.
L’ambientazione rurale gioca un ruolo significativo. Qual è il suo legame con la vita di paese e come ha influenzato le atmosfere e i personaggi dei suoi racconti?
Entrambe le mie nonne erano nate e cresciute in un ambiente contadino, io mi nutrivo delle loro storie, che mescolavano alle fiabe vere e proprie. Per me non c’è differenza tra le quello che mi raccontavano della loro infanzia e il c’era una volta dei fratelli Grimm, erano proprio la stessa cosa: dunque non c’è un vero rapporto diretto tra me e la vita di paese, bensì una mediazione, che è quella della narrazione, dell’affabulazione. Spero che il lettore riesca a cogliere, nei miei racconti, questo intreccio tra realtà e fiaba.
C’è un racconto in particolare che ha fatto da “apripista” per l’intera raccolta o che racchiude in sé l’essenza del suo progetto narrativo?
Direi che la Mula della Berta è il più rappresentativo, perché è quello che nel modo più completo unisce le tre fonti che hanno formato questi racconti: la letteratura, il racconto diretto delle nonne, la mia immaginazione.
Cosa spera che i lettori si portino via dopo aver letto le sue storie? C’è un messaggio sottile o un’emozione particolare che le piacerebbe lasciare?
Il messaggio fondamentale è racchiuso nell’esergo: “ognuno di noi è nell’oceano. Non dobbiamo cercarlo o raggiungerlo, dobbiamo solo cominciare a berlo”.
Nella corsa indiavolata all’obiettivo da raggiungere, alla performance da ottenere, al riconoscimento sociale da agguantare, ci dimentichiamo di guardarci attorno e cogliere il momento, nella foga di realizzarci ci dimentichiamo che siamo già reali.
Il mondo lento della campagna ci bisbiglia che nulla di quanto cerchiamo non ci appartiene già.
Come vive il confronto tra il genere del racconto breve e il romanzo? Cosa le offre la forma breve come autore?
Io sono un grande lettore di romanzi, eppure quando scrivo mi sento naturalmente portato verso la sintesi, la brevità. È un qualcosa che viene naturale e che non voglio forzare, non è una scelta pensata a tavolino. Mi offre molto in questo senso, e cioè la mia autonomia espressiva, senza tracciati e confini esterni.
Progetti futuri e anticipazioni?
Ho da molto tempo in cantiere un romanzo breve di genere giallo, chissà che non veda la luce prima o poi.
