Marta Brioschi : “Scrivere è sempre stato il mio sogno nel cassetto” #Intervista

Marta Brioschi, nata a Milano nel 1967, single di ritorno con tre figli. Vive a Bolzano con due cani e due gatti. Dopo il liceo classico, ha studiato economia e lingue straniere. Da sempre appassionata di libri, cinema e culture orientali.

Ha viaggiato moltissimo, ultimamente soprattutto perché le due figlie vivono all’estero. Per diletto traduce dall’inglese i sottotitoli di serie TV asiatiche, che le hanno fornito l’ispirazione per il protagonista della sua prima opera.

Puoi raccontarci di te e del tuo percorso come scrittrice?

Ho fatto studi di economia dopo il liceo classico e scrivere è sempre stato il mio sogno nel cassetto. Tuttavia mai avrei iniziato a farlo se non ci fosse stata la pandemia di Covid, quando già i figli erano grandi. Il tanto tempo a disposizione e l’isolamento mi hanno finalmente dato la spinta per cimentarmi con il mio primo romanzo giallo: La Casa Gialla. 

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Cosa ti ispira a scrivere?

Tutto ciò che mi circonda. Luoghi, persone, esperienze personali e quelle che mi arrivano attraverso i rapporti con gli altri. I miei tanti viaggi, i libri che leggo, i film che vedo e anche le serie tv asiatiche che sono la mia grande passione degli ultimi anni. In generale sono una fine osservatrice. Per me tutto il mondo è un palcoscenico e ogni piccolo evento è potenzialmente uno spunto intorno al quale intessere un racconto, oppure una scena all’interno del racconto.

Qual è il tuo processo di scrittura e come ti organizzi per scrivere?

Prima di tutto devo avere un’idea, frutto d’ispirazione, che funga da motore per lo svolgimento della storia. Poi mi serve invece una domanda centrale su cui imbastire la sottotrama, che nei miei libri è fondamentale, perché i miei non sono mai solo semplici romanzi gialli. Con questi due “ganci” inizio a creare un’impalcatura molto essenziale che rappresenta lo schema di massima dell’intreccio. Ogni romanzo richiede poi una fase di ricerca e studio e questo mi prende solitamente un mesetto, dopodiché creo i personaggi principali, di cui realizzo delle schede descrittive del carattere e delle caratteristiche fisiche. A quel punto inizio a dividere la storia in capitoli e i capitoli in scene. In quella fase sono però solo scatole vuote e senza nome. Poi, partendo dal primo capitolo, nomino tutte le scene e decido i protagonisti di quelle scene e infine procedo con la scrittura, stando attenta a rimanere in un determinato range di battute per ogni capitolo. Nel processo di scrittura cerco di stare molto attenta alla coerenza di storia e personaggi, al ritmo narrativo e all’immersività delle descrizioni. Per fare questo do spazio ai POV dei singoli personaggi più che a un narratore esterno alle scene, uno degli elementi più caratteristici del mio stile. Quando entro nella fase vera e propria di scrittura mi applico con costanza e disciplina, dedicandovi normalmente dalle 4 alle 5 ore ogni giorno, di solito a partire dalle 6 di mattina, d’estate anche le 4.

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Come nasce “Ferite a fior di labbra”?

Questo è un romanzo che nasce da un mio bisogno di parlare e affrontare alcuni temi legati alla violenza psicologica, da cui, in varie forme, la mia famiglia ed io siamo stati toccati per un lungo periodo. È dunque un romanzo molto sentito e molto personale, che mi ha richiesto molta energia emotiva. Il primo spunto di scrittura invece me l’ha fornito un gruppo FB che frequento come amante di Drama. C’erano delle new entry che si stavano presentando e una ragazza chiese se fosse proprio il caso di presentarsi alla maniera degli alcolisti anonimi alla prima seduta di terapia… così nacque Emma Silvestri e il suo gruppo di disintossicazione dai drama (che sappiamo essere una droga che crea immediata assuefazione!)

Quale dei tuoi romanzi pensi sia il più riuscito?

Domanda difficilissima e terribile. Come puoi dire quale dei tuoi figli sia migliore? Credo siano riusciti tutti per motivi diversi e in parte ripongono bene a gusti diversi. Il primo ha un tocco di romance che fa innamorare alla prima pagina i lettori, il secondo è una chicca per chi ha amato i gialli di Agatha Christie per le sue atmosfere molto British, il terzo di certo piacerà a chi si interessa di psicologia e ama i personaggi tormentati, il prossimo in uscita a luglio è più adatto a chi ama le storie melodrammatiche e noir, a tinte cupe, in cui è centrale il tema della morte nelle sue diverse sfaccettature.

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Quale capitolo hai amato maggiormente scrivere e quale è stato più ostico tra tutti quelli mai scritti? 

Quando si scrive un giallo, la parte più difficile è sempre mantenere la coerenza e il ritmo narrativo, dunque non ci sono capitoli più difficili da scrivere, se non forse quello finale, in cui tutto si deve chiudere bene. Nell’ultimo libro, tuttavia, c’è stato un capitolo che mi è pesato di più emotivamente, quello in cui Artem si apre sul suo passato con Emma. Quando faccio parlare un mio personaggio io divento quel personaggio e in quel momento ho provato genuino dolore.

Come scegli le tematiche presenti nei tuoi romanzi?

Tra le domande esistenziali che mi pongo e le esperienze personali. Scrivo solo di tematiche che conosco e che mi toccano corde profonde.

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Autori e/o generi preferiti?

In generale tutti i grandi classici di narrativa della letteratura occidentale e qualcosa della letteratura orientale. Sull’Oriente leggo più che altro letteratura contemporanea e saggi. Ovviamente leggo anche gialli, ma quasi esclusivamente quelli del passato, fino agli anni ’50. Eccezion fatta per i gialli di Camilleri.

Progetti futuri?

Terminare il romanzo che uscirà nel 2025 e continuare a promuovere i libri già usciti con Be Strong Edizioni attraverso fiere di settore, come quella di Torino a maggio, eventi come la partecipazione a “La Via dei Librai” di Palermo in aprile e presenza continua sui social.

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Qual è il tuo sogno letterario?

Poter continuare a scrivere ancora per molti anni e magari riuscire a veder pubblicato anche all’estero uno dei miei libri.

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