Donato Prencipe: “Partendo da un evento scatenante si susseguono tutte le tappe fondamentali della storia che andrò a raccontare” #Intervista

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Nato a Manfredonia (FG) nel 1985. Nel 2016 consegue la laurea in Infermieristica presso l’Università degli Studi dell’Aquila. Da sempre amante del cinema e della letteratura, si è dedicato anima e corpo all’attività di scrittore. L’8 luglio 2019 è stato pubblicato il suo primo libro, dal titolo: “Il commissario santi. Una lettera molto speciale”, edito da Algra Editore.

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Quando hai capito che volevi diventare uno scrittore?

Quando certe cose, la maggior parte, le scrivi ma non saresti mai in grado di dirle a voce. Mi piace sempre riprendere una frase di Primo Levi che diceva “Scrivo quello che non saprei dire a nessuno”.

Cosa ti ispira a scrivere?

Tutto. La tristezza, la felicità, la delusione… qualsiasi stato d’animo ti sussurra che è arrivato il momento di scrivere e allora non puoi far altro che assecondare questa candida ossessione.

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Qual è il tuo processo di scrittura e come ti organizzi per scrivere?

Solitamente tutto ruota attorno a un’idea e partendo da essa inizio a svilupparla, ma può nascere anche, come dicevo prima, da un preciso stato d’animo scaturito da un episodio, un momento di vita vissuto che non può rimanere sopito e perdersi nei meandri della mente e allora per mantenerlo vivo urge il bisogno di tramutarlo in lettere, che andranno a comporre dei dialoghi, che diverranno poi delle scene organizzate in capitoli, che daranno vita al romanzo. L’organizzazione, per quanto mi riguarda, consiste in una sorta di scaletta: partendo da un evento scatenante si susseguono tutte le tappe fondamentali della storia che andrò a raccontare.

Come è nato “Un’aranciata alle feste di compleanno”?

È nato per provare a dar voce a tutti coloro che si sono persi o che si trovano costantemente davanti a un bivio e per paura di fare la scelta sbagliata rimangono immobili, lasciandosi trasportare così come fa un relitto in mare dal corso degli eventi. Ho tentato, nel mio piccolo, di infondere loro un po’ di coraggio. All’inizio del libro ho inserito una citazione di Philip Roth a mio modo di vedere utile a far comprendere che nella vita una scelta sbagliata è sinonimo di vita vissuta. Nel bene o nel male scegli sempre! Anche per ridurre al minimo i rimorsi.

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Quale scena hai amato maggiormente scrivere?

Direi l’entrata in scena di Mr. Fox, questa figura eccentrica e al contempo “virgilliana” in grado di scuotere dal suo torpore il protagonista.

Quale invece ha richiesto più energie?

La scena in cui il protagonista, Marcus, ha un confronto diretto con il padre, di vedute esattamente opposte alle sue penso che abbia richiesto più fatica proprio perché volevo che si riuscisse a comprendere in pieno, e in questo spero di esserci riuscito anche in parte, il rapporto conflittuale tra il protagonista del libro e suo padre ma al tempo stesso fornire anche una soluzione/speranza a chi magari sta vivendo una situazione simile, ovvero che queste frizioni, incomprensioni, potrebbero essere risolte semplicemente parlandosi, confrontandosi, mettendo da parte il proprio orgoglio senza per questo soffocare la nostra personalità.

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Autori e/o generi preferiti?

Sono un lettore piuttosto onnivoro, anche se prediligo il genere giallo/thriller, quindi da Carrisi a Deaver, Stephen King, da Camilleri a Manzini, da Jo Nesbø al grande Raymond Chandler ma ripeto, leggo un po’ di tutto, quindi anche romanzi storici, di formazione, saghe familiari, attualità, ultimamente ho letto una serie di racconti di Salinger, il cui potere evocativo era straordinario. E per finire non disdegno mai i grandi classici che non passano mai di moda.

Progetti futuri?

Continuare a tradurre, si spera in maniera comprensibile, le idee in parole e vedere che cosa succede.

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Qual è il tuo sogno letterario?

Confido ancora che diventi il momento in essere il mio sogno, credo che solo così il futuro possa avere un senso.

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