Stefano Mondini vive a Roma. Doppiatore dal 1984 dà la voce a personaggi come Richard Webber di Grey’s Anatomy, il preside Skinner ne I Simpson, Mike di Breaking bad e Better call Saul e tantissimi altri. Direttore del doppiaggio dal 2000, è anche attore e regista teatrale. Marta è il suo quarto romanzo.

Pagina dell’autore su muatyland.com ->
Come nasce la tua passione per la scrittura?
Credo di averla sempre avuta. Ho sempre avuto un’immaginazione molto fervida e mi piace raccontare storie. Quale miglior modo che la scrittura? E poi sono sempre stato affascinato dalle parole.
Quali sono i tuoi generi letterali preferiti, sia come autore che come lettore?
Come scrittore direi che non ho un genere preferito, anzi non mi definirei un autore di genere, dipende dalla storia che voglio raccontare. Come lettore sono assolutamente onnivoro, vado da Umberto Eco a Isaac Asimov, da Frank Herbert a George Orwell e via dicendo.
Come descrivi il tuo processo creativo? Come ti approcci alla scrittura di un nuovo libro?
Il mio processo creativo è misterioso anche per me, quando arriva una nuova idea cerco di capire se mi può dare materiale per una nuova storia. Se la cosa cresce prende la sua strada, altrimenti è come una pianta che si secca per mancanza di acqua. Per la scrittura di un nuovo libro devo avere l’inizio e la fine della storia, poi decido delle tappe attraverso le quali sono obbligato a passare per arrivare al traguardo, ma tra una tappa e l’altra può succedere di tutto.
Qual è stato il tuo libro più difficile da scrivere?
Non ho difficoltà a dire che nessuno dei miei libri è stato difficile, perché li ho scritti sempre quando avevo necessità di farlo. La difficoltà, a volte, c’è stata quando ho avuto delle settimane nelle quali non potevo scrivere continuativamente.
E il più gratificante?
Sicuramente il primo Perché è stata la mia prima avventura e quando ho scritto la parola “Fine” è stata una soddisfazione incredibile. Non avrei mai creduto di riuscire nell’impresa ed è stata una sensazione magnifica.
Come nasce “Marta”?
“Marta” è figlia di un viaggio in auto fatto da Roma a Torino per andare alla Fiera del Libro (che coincidenza!), ricordo come fosse ieri quando, sulla strada del ritorno ho esclamato: Ecco! Ho la storia e si intitolerà “Marta”!
Come hai scelto le tematiche presenti nel libro?
Partirei dal fascino verso la Sindrome di Stoccolma e la voglia di rompere un po’ gli schemi sul “politicamente corretto”. Infatti spero che chi lo legge abbia anche dei momenti di fastidio. E mi sono concentrato sul disagio giovanile di oggi, che a mio parere è uguale a quello che vissuto io negli anni 70. cambiano i vestiti, i mezzi, ma il disagio è sempre quello. Non mi piace quando qualcuno dice “ i giovani di oggi non hanno valori”, perché secondo me ce l’hanno e fanno bene a lottare ee protestare quando serve.
Quale scena hai adorato scrivere e perché?
Se non è troppo rivelatrice direi quella della liberazione di Marta, perché la consapevolezza è il traguardo più bello che una persona possa raggiungere.
Quale invece ha richiesto più energie?
Probabilmente la scena iniziale quando Luciana è stata cacciata di casa da suo padre. È stata, per me che sono padre, qualcosa di veramente straziante. Ma era necessaria alla storia.
Progetti futuri?
Il progetto futuro è già in cantiere ed è il seguito di “Marta”. Il titolo provvisorio è “Chiamatemi Jack”
Un sogno letterario?
Che un mio romanzo diventi un film o una serie televisiva.