
Mentre il mondo reale sembra costantemente sull’orlo del collasso tra crisi geopolitiche e tensioni nella penisola coreana, il cinema di Steven Spielberg torna a ricordarci la potenza del meraviglioso e dell’ignoto. A ben otto anni di distanza da Ready Player One, il leggendario regista abbandona i mondi virtuali per tuffarsi in un presente alternativo ed esasperato con Disclosure Day, una sorta di rivisitazione in chiave moderna e thriller del capolavoro Incontri ravvicinati del terzo tipo. Scritto insieme allo sceneggiatore David Koepp e impreziosito dalle musiche di un John Williams in stato di grazia, il film vi sbalzerà fin da subito al centro dell’azione.
La trama si sviluppa su due binari destinati a incrociarsi. Da un lato seguiamo Daniel Keller, un mago dell’informatica braccato dagli agenti di una misteriosa organizzazione guidata dallo spietato Noah, deciso a recuperare un misterioso artefatto alieno e i dati che Daniel ha sottratto. Dall’altro lato c’è Margaret Fairchild, un’aspirante conduttrice meteo di Kansas City che, dopo l’incontro con un insolito cardinale rosso, inizia a manifestare inspiegabili capacità linguistiche e un’empatia così profonda da riuscire a leggere nel cuore delle persone, disarmando chiunque provi a ostacolarla. Ad aiutarli ci sarà Hugo, a capo di un gruppo di ribelli fuoriusciti dall’agenzia.
Il film non si limita all’azione spettacolare, ma affronta dilemmi etici e filosofici profondissimi, incarnati soprattutto nella figura di Jane, la fidanzata di Daniel. Ex suora che ha perso la vocazione, Jane si confronta con la sorella, ancora salda nella fede. Proprio attraverso di loro il film solleva una domanda cruciale: la rivelazione della vita extraterrestre farebbe crollare le religioni? La risposta del film è un potente inno alla fiducia nello spirito umano.
Se proprio si vuole trovare un difetto, questo risiede nell’ultimo atto. Dopo tre quarti di film dominati da una caccia all’uomo tesissima, la pellicola vira verso un “miracolo collettivo” forse un po’ troppo verboso e scontato, preferendo una reazione positiva ed empatica del pubblico globale davanti alle tragedie dei visitatori, con scelte estetiche legate agli alieni “grigi” di Roswell che risultano meno innovative rispetto a pellicole come Arrival. Tuttavia, la firma del maestro si vede in ogni fotogramma: la macchina da presa è fluida, ricca di piani sequenza spettacolari e sequenze d’azione mozzafiato, come un’incredibile fuga che culmina in uno scontro con un treno che non ha nulla da invidiare ai migliori action coreani.
Al netto di qualche sentimentalismo nel finale, Disclosure Day si rivela un bellissimo viaggio cinematografico che tocca corde profonde legate all’umanità e alla fede. È un’opera di altissimo livello che consiglio caldamente a tutti per la sua straordinaria profondità. Raramente capita di uscire dalla sala provando un senso di pace così intenso e totalizzante: un’esperienza stupenda e un film che, senza dubbio, vorrete rivedere assolutamente.