Il coraggio di ritrovarsi: Samantha Bianchini Locatelli ci racconta la rinascita di Alice

Cosa succede quando la vita che abbiamo costruito con cura, convinti che fosse il nostro “binario definitivo”, decide improvvisamente di cambiare rotta? Samantha Bianchini Locatelli, con una scrittura che sa di sale e di verità, ci accompagna in questo viaggio attraverso il suo romanzo. Al centro della storia c’è Alice, una donna che a trent’anni decide di smettere di assecondare le aspettative altrui per ascoltare, finalmente, il proprio respiro. In questa intervista, l’autrice ci racconta come la sua esperienza personale e il richiamo dell’oceano abbiano dato vita a un’esortazione potente: quella di non tardare troppo nel diventare chi siamo davvero.

Alice ha trent’anni, un’età che spesso viene vissuta come un “punto di non ritorno” sociale. Perché hai scelto proprio questa fase della vita per raccontare una crisi di identità così profonda?

A trent’anni avevo già i miei due figli, credevo che sarei stata con il loro papà tutta la vita ed ero entrata, solo da qualche anno, nel pubblico impiego. Per dirla in breve, la mia vita sembrava incanalata sul binario definitivo. Poco dopo mi sono separata e tutto è cambiato, è partita una nuova fase della vita. Ho capito che a trent’anni, quando ti senti ormai adulta, hai ancora l’opportunità di cambiare tutto e vivere la vita che vuoi. La generazione attuale sente spesso il peso dei trent’anni, come se a quell’età si dovesse già essere arrivati. Questo accade quando ci si preoccupa delle aspettative degli altri più che delle proprie. Alice decide, proprio a quell’età, di concentrarsi sulle sue.

“Non metterci troppo” suona come un’esortazione, quasi un sussurro d’urgenza. A chi è rivolto veramente? Ad Alice, al lettore, o forse a una parte di noi che aspetta di essere liberata?

Bellissima domanda, grazie. Va dritta al cuore del messaggio di questa storia.

“Non metterci troppo” è l’esortazione che, attraverso la storia di Alice, voglio fare a tutti i lettori, ma anche a quella parte di noi che aspetta, rimanda, o ha paura di ascoltarsi davvero. Non metteteci troppo ad andare verso il vostro vero sé, a tirare fuori i sogni dal cassetto, a lasciar andare quello che vi frena e vi tiene ancora fermi.

Tenerife non è solo uno sfondo, ma sembra essere un catalizzatore per il cambiamento di Alice. Che legame hai con quest’isola e perché proprio l’oceano è così centrale per la “guarigione” della protagonista?

Il mio legame profondo in realtà, più che con l’isola in sé è con il mare. Mi trasmette un senso di pace e serenità che mi porta, ogniqualvolta ne avverto la necessità, a correre da lui per interrogarmi, per prendere una pausa dai pensieri o anche semplicemente per ascoltarmi. Mi è stato fondamentale nei momenti più difficili, diventando per me un luogo di guarigione. Proprio per questo, quello che il mare rappresenta per me, lo diventa anche per Alice: uno spazio in cui fermarsi, ascoltarsi e ritrovarsi. La scelta di Tenerife è arrivata perché volevo ambientare la storia nella mia stagione preferita, la primavera, con il mare e un clima che richiamasse una dimensione più leggera e sospesa. Ho fatto delle ricerche e mi sono innamorata di San Cristobal de la Laguna un tempo la capitale dell’isola, da alcuni video girati da viaggiatori. L’ho praticamente visitata come se ci fossi stata davvero.

Qual è la sfida più grande nel trasformare un sentimento astratto (come il senso di soffocamento o la rinascita) in parole che il lettore può quasi toccare?

Credo che la vera sfida risieda nel “come” farlo. Non è facile toccare argomenti così delicati senza rischiare di cadere in cliché o, peggio, di restare in superficie. Nel mio caso è stato proprio partire da qualcosa di vissuto ad aiutarmi: il fatto che io stessa abbia provato sensazioni simili sulla mia pelle. Questo mi ha permesso di dare voce a qualcosa di reale, di renderlo tangibile. Sicuramente anche il mio rimettermi completamente in gioco dopo i cinquant’anni, scegliendo di realizzare un sogno che avevo da sempre, quello della scrittura, mi ha aiutato a raccontare la rinascita non come un’idea, ma come qualcosa di vero, che si può vivere. Se è successo a me, allora forse può succedere a chiunque trovi il coraggio di provarci.

Sei una scrittrice da scrivania ordinata e silenzio assoluto, o scrivi meglio nel caos di un caffè o con la musica nelle orecchie? C’è una colonna sonora che ha accompagnato la stesura di questo libro?

Mi piacerebbe dare l’immagine della persona con la scrivania in ordine, ma descriverei qualcun altro. Quando scrivo a casa, sono più da tavolone pieno di appunti e penne colorate, le adoro. Ho sempre con me agende o blocchetti per fermare le idee ovunque mi trovi, e negli ultimi tempi ho imparato ad usare anche le note del cellulare. In questi casi posso essere ovunque: seduta in un caffè, in metropolitana, non importa, la scrittura mi isola da ogni altro rumore. Entro in un mondo tutto mio, dove mi sento completamente a mio agio. La musica sicuramente non mi distoglie, anzi. Alice ha passeggiato sulla spiaggia mentre ascoltavo musica classica, ha ballato mentre nelle orecchie scorrevano note di bossanova. Non esiste una sola colonna sonora, ma la musica è stata una presenza costante, quasi una compagna silenziosa, durante tutta la stesura.

Cosa fai quando le parole non arrivano? Hai un trucco o un luogo fisico dove rifugiarti per ritrovare il filo della narrazione?

Quando le parole non arrivano, la prima reazione fisica è l’apnea. Per qualche attimo mi manca il respiro. Questo accade perché dentro di me le parole ci sono sempre, è che a volte la testa si affolla e allora capisco che è arrivato il momento di fermarmi. Chiudo tutto e mi dedico ad altro, ad esempio a riordinare: mettere ordine fuori mi aiuta a ritrovare calma dentro.

Se poi decido di allontanarmi fisicamente, devo farlo da sola e, per tornare al mio luogo del cuore, vado verso il mare. Non importa la stagione, è lì che ritrovo il respiro.

Quali sono i libri o gli autori che hanno formato la tua sensibilità come lettrice prima ancora che come scrittrice? C’è un libro “del cuore” che rileggi ogni volta che hai bisogno di ritrovare te stessa?

Ho iniziato a leggere che ero molto piccola, ricordo ancora, avrò avuto 7 anni, ‘Il giornalino di Giamburrasca’, subito dopo ‘Le avventure di Tom Sawyer’, ‘Piccole Donne’, ‘Il Piccolo Lord’ e non ho più smesso. Fino ad una certa età leggevo solo i classici, ‘Anna Karenina’ è stato per anni il mio libro preferito e tuttora è sul podio. Se però dovessi pensare alla formazione della sensibilità, mi vengono in mente Isabel Allende, Paulo Coelho, Dacia Maraini e la poesia: Hikmet, Alda Merini, Prévert, Shakespeare. Con loro, il desiderio di esprimermi, di raccontare, di sondare con le parole, è cresciuto a dismisura. Di libri del cuore non ce n’è uno soltanto, quello che riprendo più spesso però è sicuramente ‘Il Piccolo Principe’: nella sua apparente semplicità, ogni volta trovo un messaggio nuovo. Di recente ho riletto anche ‘Siddharta’ e ‘Il giovane Holden’. Riprendere libri già letti, più volte, mi regala sensazioni simili a quelle che provo quando torno in posti già visitati e scopro nuovi angoli pieni di magia.

Dopo aver raccontato la rinascita di Alice, c’è già un altro personaggio che “bussa alla tua porta” chiedendo di essere raccontato?

Oh sì! Stavolta il personaggio è reale, e questo rende molto più complessa la scrittura. Parto da una persona realmente esistente e dalla sua storia personale: una storia non facile, di rapporto padre-figlia. Non scriverò una biografia, ma un romanzo ispirato a una storia vera. Per me questa è una grande sfida, perché parlerò di una situazione delicata, esattamente opposta a quella che ho vissuto io nella mia infanzia e che, proprio per questo, mi spinge ad entrarci ancora più in profondità.

Ti ringrazio tantissimo per questa bellissima intervista!

La storia di Alice è, in fondo, la storia di chiunque abbia avuto il coraggio di fermarsi per ricominciare. Ringraziamo di cuore Samantha Bianchini Locatelli per aver condiviso con noi non solo i retroscena del suo libro, ma anche un pezzo della sua anima e della sua visione del mondo. La sua determinazione nel rimettersi in gioco e nel trasformare i sogni in realtà è l’augurio più bello che potessimo ricevere tra queste righe.

Per approfondire la storia di Alice 📖 Se volete scoprire di più sulle atmosfere e le emozioni di questo viaggio, potete leggere la nostra [recensione completa del libro a questo link].

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