Cosa succede quando la vita, con la sua imprevedibile violenza, ci strappa via ogni certezza, scaraventandoci ai margini della società? In questa intervista esclusiva, incontriamo l’autore Lorenzo Laneve di “Dall’asfalto al cielo”, un romanzo che non è solo una storia di caduta, ma un potente viaggio di risalita. Attraverso il racconto di Emanuel, lo scrittore ci accompagna tra le strade fredde di Parigi e i meandri dell’animo umano, esplorando il confine sottile tra l’indifferenza e la redenzione. Un dialogo profondo che tocca la necessità della poesia, il valore del tempo e quella forza invincibile chiamata amore. In collaborazione con Matilde Bella
Il titolo suggerisce un percorso di ascesa partendo dal punto più basso possibile. È stato il titolo a guidare la storia o è nato a libro concluso?
Inizialmente il titolo di questo libro era diverso. Il precedente titolo era nato in corso d’opera ed era molto semplice, lo avevo battezzato “1 Poesia = 1 Euro”
Chi ha letto questo romanzo sa che la frase “1 Poesia = 1 Euro” in realtà è una scritta molto importante all’interno della storia, una frase che il protagonista scarabocchia di getto su un pezzo di cartone trovato per terra, in un momento di svolta della sua condizione disperata.
Avevo puntato su questo titolo perché, nel romanzo, ho voluto unire la poesia a un racconto contemporaneo. Di solito sono due generi che vengono separati e tenuti volutamente distanti dagli addetti ai lavori. Ma, per il contesto e gli argomenti che ho trattato nelle vicende del protagonista, non avrebbe fatto intendere quello che tu hai colto e scritto a chiare lettere in questa tua prima domanda, ovvero: l’ascesa dal punto più basso (l’asfalto delle strade) al punto più alto (il cielo sopra a ogni cosa…)
Perciò, mi sono messo nei panni di un lettore e una lettrice sconosciuti che un giorno, forse, si sarebbero trovati di fronte a questo libro. Così gli ho (ri)dato il titolo “Dall’asfalto al cielo”, proprio per lasciare intendere a chiunque che, dietro alla sua copertina, c’è un’enorme montagna di “qualcosa” da scalare, una vera o propria riemersione da un buio profondo, il ritorno da un abisso, quasi una resurrezione…
Sei uno scrittore che pianifica ogni capitolo o lasci che siano i personaggi a guidarti durante la stesura?
Non pianifico nulla. Parto con un progetto (romanzo) in base a quello che io definisco ‘l’evento”.
L’evento può verificarsi in modi e circostanze diverse.
La nascita di un nuovo romanzo, per me, non arriva da una programmazione o da uno studio. Non me la segno sul calendario o in agenda mesi prima. Scrivere non è una cosa fredda, calcolata o premeditata. È una viva. Una vibrazione che va colta immediatamente, anche se non sai ancora dove ti porterà. Io la vivo come una liberazione da qualcosa. Qualcosa che inizia a picchiarmi in testa, qualcosa alla quale inizio a pensare costantemente. Qualcosa che arriva sempre attraverso strade diverse. Una volta è un’immagine che ho visualizzato senza un motivo, altre volte è una sensazione che ho provato mentre ero al lavoro o mentre camminavo per strada, un’altra volta può essere il bisogno di una sensazione o di un’emozione che non ho mai provato.
Per questo, il mio unico metodo è una scrittura ad immersione. Significa che decido il contesto (luogo e periodo storico) e parto. Non so nemmeno io dove sto andando, seguo un’intuizione che non vedo nitidamente ma che piano piano si mostra a me, indicandomi la strada, riga dopo riga anch’io scopro dove sto andando. Questo accade inevitabilmente anche a chi poi legge. Scrivendo le mie storie in prima persona succede che il lettore non vede quello che succede, ma lo vive in tempo reale, personalmente, riga dopo riga.
Uno dei messaggi più forti del libro è il diritto di esistere senza uno scopo produttivo. Quali autori o filosofi hanno influenzato questa tua visione così controcorrente rispetto alla società moderna?
È un concetto molto attuale, non solo degli autori del passato.
Siamo al punto di credere che se non lavoriamo e guadagniamo, se non compriamo continuamente cose che sostanzialmente non ci servono, o se non facciamo sacrifici che ci privano di tutto il tempo a nostra disposizione, la nostra vita finirà sicuramente.
Non è così.
Non siamo venuti al mondo per pagare rate, mutui e bollette. Sembra una ovvietà ma è la verità, nessuno può dire il contrario, nessuno. Siamo venuti al mondo per qualcosa di molto di più. Ma ognuno di noi è diverso, ognuno di noi deve affrontare prove diverse.
Per riassumere un esempio letterario e filosofico nel rispondere alla tua domanda, cito volentieri Siddhartha.
Principe di una famiglia reale in Nepal, nato e cresciuto nel lusso, trovandosi all’esterno dell’unica realtà che conosceva, ovvero fuori dal suo palazzo, incontra un anziano, un malato, un cadavere e un monaco. Quattro incontri che gli mostrano la sofferenza e l’impermanenza della vita umana fino ad allora a lui sconosciuta. Da qui la sua ricerca dell’illuminazione che, guarda un po’, egli raggiunge restando immobile sotto a un albero, dopo aver rinunciato a tutto.
Nel mio libro, il protagonista, non esce dal suo palazzo dorato e scopre l’altra faccia dell’esistenza, ma viene scaraventato fuori da tutte le sue certezze con violenza in una realtà “vera” e sconosciuta.
Nel libro l’amore non è una fragilità, ma una forza invincibile. C’è un’opera letteraria o un autore classico che ti ha insegnato a guardare ai sentimenti con questa determinazione?
Per me questo autore è Paulo Cohelo. Nel suo libro “l’alchimista” l’amore ha una forza sovrannaturale che non è chiara, ma si percepisce lungo tutta la storia di Santiago. Forza che si manifesta con tutta la sua inevitabilità nell’ultima pagina del libro, e che stordisce il lettore per magia, profondità e visione.
La storia di Emanuel mostra il lato oscuro del pregiudizio, ma anche la luce della gentilezza. Scrivere questo libro ha cambiato il tuo modo di guardare le persone che vivono ai margini nelle nostre città?
Decisamente sì. Ma il libro è nato soprattutto per il mio modo diverso di guardare queste persone. Persone, esseri umani di cui non sappiamo nulla e che, magari, non sono su un marciapiede a chiederci una moneta perché lo hanno voluto loro. Una sera ero in macchina, ero fermo a un semaforo in giro per Milano. Mentre aspettavo il verde, guardavo fuori dal finestrino. Era inverno e la temperatura fuori dalla mia macchina era vicina allo zero. Sotto a dei portici c’erano molti cartoni, sacchetti sporchi di plastica pieni di qualcosa. Sotto a quel cartoni c’erano delle persone che si preparavano a resistere a un’altra notte al freddo. Da soli, ignorati e dimenticati da tutti. Nel marasma di una ripetitiva giornata di lavoro, quell’immagine (reale e vera) mi ha sfondato il cuore. Come fanno? Perché nessuno li aiuta? Ma soprattutto ho pensato: perché io non scendo e li aiuto?
Mi sono sentito impotente e impaurito, ho provato un disagio misto a vergogna. Vergogna verso di me che li avevo sempre ignorati. Poi il semaforo è diventato verde e i miei conterranei milanesi erano già tutti attaccati al clacson per farmi muovere.
Sono tornato a casa e non riuscivo a togliermi dalla testa quell’immagine, quella sensazione di freddo, di silenzio, di indifferenza da parte di tutti, me compreso. Non so ancora oggi come potrei aiutare quelle persone, ma penso che avergli dedicato un libro sia, in qualche modo, un riflettore acceso sulle loro vite sconosciute e ignorate.
Il protagonista del mio libro è esattamente come me o te, una persona normale, con una vita normale, che all’improvviso si ritrova contro la sua volontà nelle condizioni di quei senzatetto che tutti noi ignoriamo ogni giorno.
Dopo aver raccontato una caduta e una risalita così estreme, verso quali direzioni si sta muovendo la tua penna? Stai lavorando a un nuovo romanzo?
Non resto fermo a lungo in un genere letterario, cambio spesso. Preferisco osare e provare a scrivere in ogni genere. Come nella vita, preferisco essere eclettico piuttosto che monotematico. Non è la scelta più commerciale che possa fare un autore sconosciuto ma è la mia scelta. Questo soprattutto perché, come accennavo all’inizio, la mia scrittura viene attivata da “eventi” che mi conducono, che mi accompagnano verso qualcosa.
Ad oggi ho scritto e pubblicato otto romanzi, molto diversi tra loro. Dal thriller paranormale, alla fantascienza, ma anche contemporanei come dall’asfalto al cielo. In questo momento sto finendo di scrivere il terzo e ultimo capitolo di una trilogia horror-fantasy (non riesco a definirla diversamente) con una protagonista femminile molto particolare…
Se potessi lasciare un unico seme di riflessione nel cuore di chi ha appena finito di leggere il tuo libro, quale sarebbe?
Che qualunque sia la prova della vita che ti sta massacrando, dentro di te esistono la forza e il coraggio per vincere la tua prova, e che alla fine del tempo in cui vivi questa parentesi terrena, conta solo l’amore che hai dato e che hai ricevuto. Conta solo l’amore.
La testimonianza dell’autore ci ricorda che dietro ogni persona “invisibile” che incrociamo sui nostri marciapiedi c’è una montagna di vissuto, di sogni infranti e di speranza resiliente. Il viaggio di Emanuel, nato da un’immagine catturata in una fredda serata, diventa così uno specchio per ognuno di noi, un invito a non distogliere lo sguardo e a riscoprire la nostra umanità più autentica nel caos della produttività moderna.
