Benvenuti in un viaggio che profuma di carta, caffè amaro e leggende dimenticate. Oggi abbiamo il piacere di ospitare Giovanna Cascella, un’autrice che ha fatto della fantasia la propria bussola e della scrittura uno scudo contro le tempeste della vita. Con la sua saga ambientata nel regno di Efram, Giovanna non ci regala solo un’epopea fantasy curata nei minimi dettagli, ma apre una finestra sul suo mondo interiore, dove il coraggio dei personaggi riflette la forza di chi ha deciso di non smarrire la rotta. In questa chiacchierata, scopriremo come nascono i suoi protagonisti, il segreto dietro i loro nomi e la dedizione “artigianale” che rende i suoi volumi dei piccoli tesori da collezionare.
Com’è nata l’idea di Efram e del personaggio di Juna? C’è stato un momento preciso o un’immagine particolare che ha dato il via a tutto?
Carissima Martina, prima di ogni cosa vorrei innanzitutto ringraziarti per avermi invitata a partecipare a questa meravigliosa intervista. Ecco, devi sapere che, se c’è una cosa che non è mai mancata nella mia intera esistenza, beh, quella è di certo la fantasia! Si narra che alcuni abbiano le tasche piene di sassi ma le mie… le mie sono sempre state ricolme di draghi, elfi, sirene, maghi, unicorni e molte altre creature fantastiche! La mia testa è un calderone in ebollizione, al cui interno è possibile trovare una moltitudine di storie che raccontano di regni incantati, personaggi dalle mirabolanti abilità magiche e cieli nuovi da esplorare. Il mondo di Efram prende forma in un periodo particolare della mia vita, nel quale sentivo forte il bisogno di “Raccontare”. La scrittura mi ha permesso di ritrovare me stessa quando pensavo ormai di aver smarrito la rotta e la sensazione di essermi persa era diventata davvero spaventosa ma, come i più valorosi dei cavalieri, i personaggi della mia trilogia sono giunti in mio soccorso con una scialuppa di salvataggio e, proprio grazie a loro, ho evitato il più nefasto dei naufragi. Ricordo un giorno in particolare in cui ho dovuto affrontare un lungo tragitto in macchina e, mentre guidavo, i miei pensieri continuavano a portarmi alla storia dell’ultima delle ninfe finché ad un certo punto mi sono detta:
“Basta, giuro che questa sera, appena arrivo a casa, ricomincio a scrivere!” ed è così che è iniziata la mia incredibile avventura di autrice. Carta e inchiostro sono stati per me la spada e lo scudo, che mi hanno permesso di vincere la più ardua delle battaglie: quella contro me stessa. La scrittura mi ha fatto comprendere di meritare la stessa comprensione che riservo ai personaggi delle mie storie e che era giunto dunque il momento di cessare d’Essere il mio spietatissimo carnefice.
I nomi nei fantasy hanno spesso un peso simbolico. Come hai scelto il nome della tua protagonista?
Mi sarebbe piaciuto moltissimo dare ai miei personaggi un nome simbolico ma per la mia saga d’esordio ho preferito fare un altro tipo di scelta. Parlando con diverse persone ho capito che il genere Fantasy incute in alcuni lettori una sorta di avversione data da diverse motivazioni, tra queste il timore di non ricordare i nomi dei protagonisti, spesso troppo lunghi e complicati. Così ho pensato che, per un’emergente sconosciuta quale sono, la scelta di utilizzare nomi brevi, composti principalmente da un paio di sillabe e caratterizzati da una sonorità incisiva, sarebbe stata l’opzione migliore per cercare di avvicinare più lettori possibili a questo genere letterario meraviglioso ed in continua evoluzione. Inoltre, sempre seguendo lo stesso principio di cui ti ho parlato, ho deciso di identificare alcuni personaggi non con il loro nome bensì attraverso il loro ruolo. Ed è così che hanno preso forma personaggi come la sentinella, il maestro, il negromante e molti altri. Non volevo sobbarcare i miei lettori con nomi troppo astrusi, in modo tale da dare loro la possibilità di concentrarsi maggiormente sulle tematiche della storia e spero davvero che, in questo modo, qualcuno si sia potuto ricredere sulla fama nefanda che si aggira attorno ai nomi impossibili dei personaggi nella letteratura Fantasy
Leisnal è descritto come un essere malefico e spregevole. Cosa rende, secondo te, un cattivo davvero memorabile in una saga Epic fantasy?
Così a bruciapelo ti direi raccontare il suo passato, pur restando imparziali. Come dico sempre, tutte le scelte hanno un peso e un cattivo, per essere tale, deve averne prese di sbagliate ma se l’antagonista viene “raccontato” e non “giudicato” al lettore resta il potere di decidere e trarre le proprie conclusioni in totale autonomia. Lasciando la libertà di provare un pizzico di compassione per il villain e la sua miserabile sorte, ragionando sulla possibilità di concedergli o meno delle attenuanti, il lettore si ritroverà inevitabilmente a riflettere a lungo e magari un giorno potrebbe pensare:
“Certo che quel dannatissimo Leisnal ne ha combinate di tutti i colori! Però… non dev’essere stato facile per lui venire ignorato così… dal proprio padre, per giunta…” questo non giustifica le azioni di un cattivo ma ragionare sui perché di così tanta malvagità lascerà sicuramente una traccia nella memoria di chi legge, o almeno lo spero.
In un’epoca dominata dal digitale, tu hai puntato molto sulla bellezza fisica del volume (illustrazioni a doppia pagina, dettagli nei capitoli). È stata una scelta consapevole per coccolare i collezionisti?
Sono molto felice tu mi abbia posto questa domanda perché tocca un tema che mi sta molto a cuore, ossia la soddisfazione dei miei lettori. Quando qualcuno compra un tuo libro, investe dei soldi perché crede nel tuo progetto e in quello che fai. Da parte mia, il minimo che possa fare, per ripagare almeno in parte i miei lettori per la fiducia che ripongono in me, è offrire loro un libro che sia il più completo possibile, sotto ogni aspetto. Spesso gli autori self vengono un pochino discriminati perché si pensa erroneamente che i loro libri siano prodotti di serie b ma io non ci sto! Voglio sfatare questo luogo comune e dimostrare che anche un self-publisher è in grado di pubblicare un libro curato in tutto e per tutto. Quando si acquista un libro pubblicato in self da un’emergente è un po’ come acquistare da un piccolo artigiano, che si occupa personalmente di curare ogni dettaglio. Beh, ecco, io è proprio in questo modo che ho cercato di lavorare. Ho scelto un impaginato elegante, impreziosito da numerosi decori, illustrazioni e copertina illustrata (tutto realizzato a mano dal talentuoso team della mikrokosmos graphics, senza l’utilizzo di IA), mappa geografica ma anche editing, correzione di bozze, ecc. Certo non ti nego che da autrice self non è stato facile e ho dovuto affrontare personalmente tutti i costi della lavorazione, ahimè tutt’altro che irrisori, ma i miei lettori si meritano il meglio e tutti i sacrifici li ho fatti con un sorriso e con la speranza di offrire loro un’esperienza di lettura indimenticabile. Per il futuro sto lavorando anche ad una sorta di edizione “deluxe” della saga, che prevede una raccolta dell’intera trilogia racchiusa in un unico volume, con materiale inedito e magari illustrazioni a colori, per accontentare anche i collezionisti più sfegatati… chissà…
Com’è la tua giornata tipo quando scrivi? Hai bisogno del silenzio assoluto o ti accompagni con musica, candele o mappe del regno di Efram sparse per la stanza?
Quando scrivo le mappe mi sono di fondamentale importanza quindi cerco di tenerle sempre davanti. Solitamente le poggio direttamente in postazione, dove non manca mai il mio amatissimo caffè espresso, che bevo rigorosamente amaro. Mi avvalgo inoltre dell’ausilio di soldatini e draghi in miniatura per verificare la progettazione degli assedi e di non commettere errori. Alla mia sinistra due quaderni degli appunti fanno il loro ingresso in scena, in uno vi è segnata la scaletta (che cerco sempre di seguire ma ogni volta, puntualmente, i miei personaggi finiscono da tutt’altra parte), le schede dei vari personaggi, la struttura della storia, ecc. mentre nell’altro, che io definisco il taccuino della vergogna, ci sono appuntati dei pensieri volanti che mi vengono mentre sono impegnata in altre attività e cerco di fissare per paura di dimenticarli, in maniera tale da poterli sviluppare meglio in fase di stesura. Le candele mi aiutano a migliorare l’atmosfera ma, sebbene io sia una grande appassionata di musica, proprio non riesco a concentrarmi nella scrittura se non c’è silenzio. Quando sono in fase di stesura faccio persino fatica ad uscire mentalmente dalla mia storia e mi capita di frequente, durante la giornata, di essere perennemente distratta dalle vicende del mondo di Efram. Mia madre ormai non ci fa neanche più caso e quando mi vede con lo sguardo assorto è consapevole che probabilmente sono impegnata ad organizzare un assalto alla torre dell’ovest
La tua opera bilancia battaglie epiche e sentimenti profondi. Quale di queste due componenti trovi più difficile (o più divertente) da scrivere?
La parte più divertente tra le due è stata sicuramente quella delle battaglie anche se devo confessarti che le mie preferite in assoluto sono quelle riguardanti le creature fantastiche e i personaggi bizzarri o un po’ sopra le righe, come ad esempio la figura del negromante. Sono sempre stata un’appassionata di storie avventurose e per descrivere al meglio le battaglie all’interno della mia saga mi sono dovuta documentare parecchio riguardo ai metodi di combattimento medievali. Ho immaginato lo scontro visto dall’alto, in modo tale da avere una visione d’insieme per fornire al lettore tutte le informazioni possibili non solo sull’assedio e sui diversi schieramenti ma anche sulle armi utilizzate e le diverse tattiche militari. Ho cercato di raccontare gli scontri tenendo bene a mente i valori e gli ideali dei miei personaggi ed il fine ultimo per il quale sono scesi in battaglia.
Al di là delle magie e delle battaglie, qual è l’emozione o il valore che speri resti impresso nel lettore una volta chiusa l’ultima pagina del romanzo?
Vorrei che i miei lettori ripensassero al mondo di Efram con nostalgia, una parola così bella che racchiude nella sua antica etimologia il significato di “ritorno a casa” e “dolore” perché quando i lettori arrivano al punto di provare nostalgia significa che in quel mondo creato appositamente per loro si sono sentiti a casa, a tal punto da sentirne la mancanza una volta terminata l’ultima pagina. Le avventure lette le hanno vissute in prima persona e i personaggi li hanno conosciuti al punto tale da diventarne quasi “amici”. La nostalgia è un viaggio tra i ricordi che porta inevitabilmente a riflettere. Si può sentire lo struggente desiderio di ritornare in un altrove che si è potuto solamente immaginare? Se la risposta è affermativa, beh allora questo significa che quel mondo fantastico ha rappresentato davvero un approdo sicuro per i miei intrepidi lettori
Senza fare troppi spoiler, cosa dobbiamo aspettarci dal secondo volume? Juna è pronta per quello che verrà o il peggio deve ancora arrivare?
Nel volume successivo la parte avventurosa acquisisce grande importanza. Ti basti pensare che i protagonisti si ritroveranno a dover affrontare persino una pericolosissima traversata in mare aperto, a bordo della Fulminea, leggendaria nave del musicante di Paire! Giungeranno nuovi alleati e il misterioso Iver farà il suo ingresso in scena… Juna dovrà fare fronte a tutto il suo coraggio non solo per riuscire a combattere le forze nemiche ma anche per guarire il suo cuore ferito e riuscire a fidarsi di qualcuno ancora una volta, nonostante tutto. Si ritroverà ad agire sotto copertura, senza poter mostrare il suo vero aspetto… Riuscirà a riconoscere il suo riflesso allo specchio oppure faticherà a ritrovarsi?
Ti vedi a esplorare altri generi letterari in futuro, o senti che il fantasy è la “casa” definitiva per la tua creatività?
Credo che spazierò nel sottogenere (mi piacerebbe ad esempio uno steampunk fantasy ma non disdegno neanche il dark fantasy o l’urban fantasy) ma che il mio genere di riferimento rimarrà il fantasy che resterà sempre il mio approdo sicuro. Prometto però che, qualsiasi sia il genere delle mie prossime opere, scriverò sempre mettendoci tutto il cuore. Un abbraccio giganterrimo.
📖 Curiosi di immergervi nelle atmosfere di Efram? Prima di tuffarvi tra le pagine dell’intervista, non perdetevi la nostra recensione completa del libro sul blog: [Link alla Recensione].
Pronti a salpare con l’ultima delle ninfe? Potete acquistare la vostra copia della saga di Giovanna Cascella direttamente su Amazon a questo link: [Link Amazon].
Ringraziamo di cuore Giovanna per la generosità con cui si è raccontata, per la sua trasparenza e per averci ricordato che il Fantasy non è solo fuga dalla realtà, ma un modo potente per ritrovare se stessi. È stato un privilegio esplorare i retroscena di Efram attraverso i suoi occhi e percepire tutta la passione che mette in ogni singola illustrazione e parola. Ti auguriamo che la tua “scialuppa di salvataggio” possa accogliere tantissimi nuovi lettori e che il tuo cuore di autrice continui a splendere in ogni nuova avventura. Un abbraccio giganterrimo anche a te!
