Oscurità, sangue e immortalità: Intervista a Cristiana Danila Formetta e il mondo di Bloodletting

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Benvenuti in un viaggio tra i vicoli nebbiosi di una Whitechapel che non ha mai smesso di sanguinare. Oggi abbiamo il piacere di ospitare Cristiana Danila Formetta, autrice di Bloodletting, un urban fantasy che scava nelle radici del mito di Jack lo Squartatore per portarci nel cuore pulsante dei “Notturni”. Tra leggi ancestrali racchiuse nel Codex e la psicologia complessa di una protagonista centenaria, esploreremo come nasce una società immortale che vive nell’ombra della nostra storia. Preparatevi a scoprire cosa si cela dietro il velo della notte.

Come è nata l’idea di unire il mito di Jack lo Squartatore a un mondo di “Notturni” e creature immortali? C’è stato un evento o un’immagine particolare che ha dato il via alla storia?


L’idea è nata da un’immagine molto precisa: Whitechapel di notte, non come luogo storico ma come se fosse il set di un film horror. Jack lo Squartatore, per me, non è mai stato solo un assassino, ma il serial killer per eccellenza. Mi sono chiesta: e se non fosse mai davvero scomparso? E se quella violenza fosse solo la superficie di qualcosa di più antico? Da lì è nato il mondo dei Notturni, una società che vive nell’ombra ma che, in fondo, ha sempre influenzato la storia umana.

Nel libro parli del Covo di Londra e del Codex. Quanto lavoro di progettazione c’è stato dietro le leggi e la gerarchia della tua società soprannaturale?


Molto più di quanto sembri. Il Codex non è solo un espediente narrativo, è la spina dorsale morale e politica del mondo dei Notturni. Ho lavorato sulle gerarchie come se stessi costruendo un sistema reale basato sul potere e sul controllo, e naturalmente sulla punizione. Volevo che ogni regola avesse delle conseguenze. Il Covo di Londra, in questo senso, è quasi un organismo vivente che respira, decide, e punisce. E non è mai neutrale.

Serenity ha 154 anni. Come hai lavorato sulla psicologia di un personaggio che ha visto scorrere le epoche senza invecchiare?


La chiave è stata il conflitto tra memoria e sopravvivenza. Un personaggio immortale non può permettersi di sentire tutto, altrimenti impazzirebbe. Serenity ha imparato a selezionare i ricordi e a dimenticare quelli più dolorosi, ma alcune cose restano, e sono proprio quelle a definirla. Il suo cinismo e anche il suo modo di amare, nascono da ciò che non riesce a cancellare. Più che immortale, è una sopravvissuta.

Sei una scrittrice che pianifica tutto nei minimi dettagli o preferisci lasciarti guidare dai personaggi man mano che scrivi?


Parto sempre da una struttura solida, perché ho bisogno di sapere dove sto andando. Ma i personaggi hanno l’ultima parola. Serenity, ad esempio, ha deviato più volte la direzione della storia. Quando succede non la fermo, anzi, è lì che il testo diventa vivo. La pianificazione mi dà sicurezza, ma è il caos dei personaggi a rendere tutto autentico.

C’è una colonna sonora o un ambiente particolare che ti aiuta a entrare nell’atmosfera urban fantasy di Bloodletting?


Assolutamente sì. La musica è fondamentale: post-punk, darkwave, qualcosa che abbia una tensione emotiva costante. Mi serve un suono che accompagni il lato più oscuro della storia. Non cerco l’ispirazione “bella”, cerco quella disturbante.

Ti è mai capitato di fermarti su una scena particolarmente complessa di questo libro? Come hai superato l’ostacolo?


Sì, soprattutto nelle scene in cui eros e violenza si sovrappongono. Sono momenti delicati, perché rischiano di diventare gratuiti o, al contrario, troppo filtrati. A me non interessa la scena in sé, ma quello che c’è dietro, le emozioni che rivelano.


Oltre che autrice, sei la fondatrice di “Lulù che fa storie”. Cosa ti ha spinto a fondare questa realtà e quali sono i valori principali che cerchi di trasmettere attraverso i tuoi progetti e le tue pubblicazioni?


Lulù che fa storie nasce da un bisogno molto semplice: non sentirsi soli mentre si scrive. Non mi interessa replicare modelli editoriali già esistenti, mi interessa creare legami autentici tra gli autori, specialmente quelli che hanno bisogno di un pizzico di incoraggiamento per raccontare storie scomode.

Stai lavorando a qualcosa di nuovo? Rimarremo sempre nel genere Urban Fantasy o hai voglia di esplorare altri lidi?


Sto lavorando a nuovi progetti, alcuni legati all’universo di Bloodletting, altri completamente diversi. L’urban fantasy resta una casa a cui torno sempre, ma non voglio restarci intrappolata. Mi interessa esplorare il dark romance in modo più radicale, più intimo, anche più disturbante.  In fondo, il genere è solo un contenitore. Io continuerò a raccontare il desiderio, nelle sue forme più pericolose. 

Ringraziamo di cuore l’autrice Cristiana Danila Formetta per averci guidato tra le pieghe del Covo di Londra e per aver condiviso con noi la genesi di un’opera così viscerale e accurata. La sua visione dei Notturni non è solo un racconto di genere, ma una profonda riflessione sulla memoria, il potere e il desiderio. È stato affascinante scoprire come la pianificazione meticolosa si scontri con il “caos” dei personaggi, rendendo Bloodletting un organismo vivente tanto quanto l’ambientazione che descrive. Non vediamo l’ora di lasciarci turbare dai suoi prossimi progetti.

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