Recensione “La mediatrice” di Jakob Kerr

Nella sua professione di “risolutrice di problemi” per i più spietati investitori della Silicon Valley, Mackenzie Clyde è ormai abituata a scommettere cifre da capogiro. Ma questa volta, sembra proprio che si sia cacciata in un guaio molto più grande di lei. Il controverso amministratore delegato della startup tecnologica più in voga del momento è stato appena assassinato. Il risultato? Miliardi e miliardi di dollari congelati che, secondo il suo testamento, verranno sbloccati solo dopo aver trovato il suo assassino.

In qualità di principale investitore dell’azienda, il capo di Mackenzie rischia di perdere una vera fortuna, e con la polizia che annaspa senza sapere che pesci pigliare, spetta a Mackenzie risolvere la situazione. E in fretta. Essendo un avvocato e non una detective, venire a capo di questo omicidio dovrebbe essere ben al di là le sue capacità, soprattutto per la lunga lista di sospettati che comprende i nomi più influenti della Silicon Valley. Ma Mackenzie è abituata a essere sottovalutata, anzi ci conta. Perché, per come la vede lei, questa non è un’indagine. È un’opportunità. E farà tutto il necessario per sfruttarla al massimo. Qualsiasi cosa.

Titolo: La mediatrice
Autore: Jakob Kerr
Editore: Time Crime, Fanucci editore
Genere: Giallo
Data pubblicazione: 23 Gennaio 2026
Voto: 3.5/5

Classificazione: 3.5 su 5.

Recensione

Bentornati tra le righe del blog! Oggi sono davvero felice di riprendere a scrivervi per presentarvi un titolo nato dalla collaborazione con Fanucci Editore: ci immergiamo nelle atmosfere taglienti de La mediatrice, l’esordio al fulmicotone di Jakob Kerr.

Dimenticate i detective con l’impermeabile e i poliziotti tormentati dai propri fantasmi. Nel nuovo, graffiante giallo di Kerr, la giustizia non è una missione morale, ma una clausola contrattuale d’emergenza. Mackenzie Clyde, la protagonista de La Mediatrice, non porta un distintivo né risponde a un codice d’onore tradizionale: è un avvocato d’assalto, una “risolutrice” che naviga nelle acque torbide dei fondi di venture capital californiani, abituata a gestire crisi che farebbero tremare i mercati mondiali.

L’incipit è folgorante e cinico come un consiglio d’amministrazione d’urgenza. Trevor Canon, il visionario e controverso CEO della startup più calda del momento, viene assassinato. Ma il vero colpo di genio narrativo risiede nel suo testamento: miliardi di dollari restano congelati in un limbo finanziario finché l’assassino non sarà consegnato alla giustizia. Con la polizia che brancola nel buio e fortune immense a rischio, il capo di Mackenzie le affida un mandato che è quasi una scommessa suicida: risolvere il caso prima che l’impero crolli.

Il punto di forza dell’opera è proprio Mackenzie. Lontana dall’essere un’eroina senza macchia, si rivela un personaggio complesso, mosso da un’ambizione che rasenta lo spietato. È consapevole che essere sottovalutata dai giganti della Silicon Valley è la sua arma più letale e trasforma quello che dovrebbe essere un pesante fardello investigativo in una scalata sociale senza precedenti. In un mondo dove le apparenze sono tutto e la verità è un asset negoziabile, la protagonista incarna una costante ambiguità morale, ricordandoci che in certi ambienti la distinzione tra “buoni” e “cattivi” è solo una questione di prospettiva e potere.

Kerr adotta un linguaggio tagliente, diretto e talvolta volutamente colorito, capace di accorciare ogni distanza con il lettore e di catapultarlo tra gli uffici asettici di Palo Alto. La struttura è un sapiente gioco di incastri non lineari, un puzzle temporale che richiede attenzione ma restituisce un ritmo serrato, tipico dei migliori procedurali americani. Anche se l’ambientazione di San Francisco appare talvolta più come un fondale funzionale che come una città viva, e nonostante qualche lieve flessione nella parte centrale, la tensione resta altissima grazie a colpi di scena ben dosati.

Le tematiche dell’autodeterminazione e della manipolazione attraversano ogni pagina, sollevando domande scomode su quanto siamo disposti a sacrificare per il controllo. È un esordio che mescola con audacia il fascino del classico con il cinismo della finanza moderna. Consiglio la lettura a chi cerca un thriller psicologico che non ha paura di sporcarsi le mani con l’avidità umana e a chi ama le protagoniste femminili forti, capaci di colpire proprio quando tutti le credono fuori gioco. Mackenzie Clyde ha tutte le carte in regola per diventare un’icona del genere, pronta a tornare per la prossima scommessa impossibile. Voto 3.5/5

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