Negli anni ’90, quando il mondo scopriva la magia delle prime connessioni digitali, le email non erano solo messaggi, ma ponti verso l’ignoto. In questo spazio sospeso si muovono i protagonisti di questo romanzo, esplorando l’inganno sottile dell’identità. Alexander incarna l’uomo ideale: colto, attento e protettivo. Eppure, questa perfezione è una maschera cucita su misura grazie alla distanza fisica. Lo schermo diventa uno scudo che permette di filtrare ogni parola, di nascondere le ombre e di mostrare solo la versione più splendente di se stessi. Claire cade nella trappola dell’idealizzazione, innamorandosi non di un uomo in carne e ossa, ma di un’immagine costruita attraverso i pixel. Il romanzo ci sussurra una verità scomoda: quanto conosciamo davvero chi siede dall’altra parte di una tastiera? La fiducia si rivela un castello di carta, fragile e pronto a crollare non appena la realtà reclama il suo spazio, mostrandoci che l’identità è spesso solo una recita ben orchestrata.
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