Elda Alvigini: tra schermi, palchi e il coraggio di raccontarsi #Intervista

Incontriamo Elda Alvigini, un volto che il pubblico italiano ha imparato ad amare tra cinema e televisione (impossibile non citare il successo de I Cesaroni), ma che qui scopriamo in una veste più intima e riflessiva: quella di autrice. Laureata in Storia e Critica del Cinema con una tesi su Antonioni, Elda porta nella scrittura la stessa intensità e l’ironia tagliente che caratterizzano la sua carriera attoriale.

Questa non vuole essere un’intervista accademica o eccessivamente strutturata; abbiamo preferito lasciare spazio alla naturalezza del suo racconto. Nelle risposte che seguono, l’autrice si apre su ciò che ha voluto donare ai lettori: una riflessione sulle donne over 50, sull’eredità culturale dei “genitori colti” e sulla forza salvifica dell’autoironia. Lasciamo quindi la parola direttamente a Elda, ai suoi ricordi e alla sua visione del mondo.

Il suo libro affonda le radici in uno spettacolo teatrale di enorme successo. Quali sono state le sfide maggiori nel tradurre l’immediatezza della recitazione nella struttura più riflessiva e solitaria della narrativa?

Il libro non é tratto dallo spettacolo che ha una trama molto diversa: la Elda dello spettacolo ha un figlio e vuole farne un altro  con il suo ex per ragli un fratellino, per questo va in analisi, inoltre in scena, vero coprotagonista, c’è il cellulare da cui la protagonista dipende completamente. Il romanzo nasce ben 13 anni dopo per una mia esigenza di parlare di donne come me, over 50 che non vedo raccontate né al cinema né in TV e non mi sembra neanche nei romanzi.

Lei descrive con molta ironia l’essere figlia di genitori colti e di estrema sinistra. In che modo questo imprinting ha influenzato, o forse complicato, il suo modo di vivere la leggerezza dei rapporti sentimentali?

Penso moltissimo.

Il libro affronta temi come l’abbandono e il ghosting con un taglio semiserio e grottesco. Ritiene che l’ironia sia l’unico strumento efficace per esorcizzare il dolore dei rapporti mancati?

L’autoironia, il riuscire a farsi una bella risata, di fronte alla cattiveria o al dolore, é una grande forza salvifica.

Come si svolge la sua giornata da scrittrice? Predilige il rigore di un orario fisso o aspetta che sia l’ispirazione a dettare i tempi della pagina?

Quando inizio a scrivere, sempre a mano sul quaderno, inizia un processo per cui, senza orari prefissati, scrivo ogni giorno se posso. Ma non ho una regola, ad esempio ho ripreso un racconto che avevo iniziato nel 1994, la scrittura a volte arriva improvvisa, decide lei.

Si è laureata con una tesi su Antonioni. C’è un legame tra l’incomunicabilità del cinema d’autore e i silenzi dei protagonisti maschili che popolano il suo libro?

Non mi sembra che gli uomini del romanzo siano silenziosi, anzi. Con alcuni mi sono intesa con altri no. Certo Antonioni é un grande amore e mi ha insegnato molto.

Quali sono gli autori che hanno formato il suo gusto e che, magari inconsciamente, hanno influenzato la sua voce narrativa così brillante e sincera?

Il mio modo di scrivere viene da tante cose diverse, le mie letture tra i 12 e i 18 anni. Leggevo tantissimo in modo forsennato da Shakespeare e le tragedie greche a Fenoglio, Pavese e Calvino e Woody Allen. Ho amato molto Stendhal e Víctor Hugo, ma credo ci sia molto cinema, quello dei grandi sceneggiatori come Suso Cecchi D’Amico e Flaiano

Le piacerebbe in futuro misurarsi con un genere completamente diverso, magari una narrativa d’invenzione pura, o sente che la realtà rimarrà sempre la sua fonte primaria?

Il romanzo é comunque autofiction quindi ambientato nel nostro presente ma molto é inventato. Al momento sto lavorando a un fantasy, si tratta proprio di quel racconto del 1994, mi diverte molto l’invenzione pura.

Quale augurio si sente di fare a chi, leggendo il suo libro, si riconoscerà inevitabilmente in quel modo “terribilmente umano” di stare al mondo?

Di volersi bene, di perdonarsi e di essere orgogliosamente a volte tristi ed incompresi, ma ricordatevi che non siete soli, questo gli direi. 

Ringraziamo di cuore Elda Alvigini per questa chiacchierata così sincera e priva di filtri. In un mondo che spesso ci vorrebbe sempre performanti o “giusti”, il suo invito a perdonarsi e a rivendicare il diritto di essere tristi o incompresi è un regalo prezioso. Ci ha ricordato che, tra un copione e un romanzo, la sfida più grande rimane sempre la stessa: volersi bene e non sentirsi mai soli nelle proprie fragilità. Grazie, Elda, per aver condiviso con noi un pezzetto della tua realtà (e della tua invenzione).

Ma come si traduce questa urgenza di raccontarsi nelle pagine del libro? Scopriamolo insieme nella nostra recensione di Inutilmentefiga, un viaggio ironico e spietato tra le sfide e le fragilità di una donna “terribilmente umana”.

Se vuoi immergerti nelle atmosfere ironiche di Elda Alvigini, puoi trovare il libro Inutilmentefiga disponibile su Amazon a questo link:

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.