Benvenuti alla seconda tappa del nostro viaggio tra le pagine di “Portare il fuoco” di Dario Neron. Se la prima tappa ci ha mostrato il volto feroce della vendetta, oggi esploriamo un sentimento più sottile ma altrettanto devastante: la fuga. Questo tema attraversa l’intera narrazione, legando in modo indissolubile la storia principale alla sidestory e rivelando come, molto spesso, il viaggio fisico non sia che un riflesso di un disperato tentativo di sottrarsi a se stessi.
Neon Frank, il protagonista, incarna perfettamente questa dinamica. La sua decisione improvvisa di rinunciare a tutto per scappare non nasce dal nulla, ma è il culmine di una fuga emotiva iniziata anni prima. Neon vive da tempo nel rimpianto di un amore incompiuto, quello per Marta, a cui aveva rinunciato preferendo la stabilità e la sicurezza. Da quel momento, ha iniziato a nascondersi da un sentimento troppo grande per essere ammesso, fino a quando il destino non lo costringe a trasformare quella ritirata spirituale in un vero e proprio road trip. Solo durante il viaggio Neon comprenderà la dimensione schiacciante della sua rinuncia e le conseguenze prodotte sulla vita di sua moglie, una compagna trattata con affetto e rispetto, ma mai con quell’intensità viscerale che lo legava al passato.
Parallelamente, nella sidestory, incontriamo la fuga di Calipso, la ragazza che accompagna Prada. La sua è una fuga dettata dall’incapacità di accettare le proprie scelte. Giovane e bellissima, Calipso si muove in un limbo di solitudine, droga e sesso a senso unico, lavorando come escort di alta classe in una città che non le appartiene. Pur essendo consapevole della corruzione che macchia il cuore degli uomini, conserva un’ingenuità speranzosa, il desiderio di un amore genuino che sembra sempre fuori portata. La sua fuga è un tentativo di evadere dalla propria natura, quella tendenza a scegliere sempre la strada di minor resistenza, anche quando questa si rivela sbagliata e la condanna a un ciclo di dubbi e perdite personali.
Entrambi i personaggi si trovano così sospesi tra ciò che sono e ciò che avrebbero voluto essere. La fuga in “Portare il fuoco” non è mai una liberazione, ma un confronto costante con il vuoto che ci si lascia alle spalle. Che si tratti di scappare da un matrimonio senza passione o da una vita professionale che non ci rappresenta, il movimento verso l’esterno finisce sempre per riportare i protagonisti al punto di partenza: il proprio riflesso nello specchio, carico di verità non dette.
Se volete approfondire questo viaggio psicologico e scoprire dove condurrà la strada di Neon e Calipso, potete acquistare la vostra copia di “Portare il fuoco” su Amazon. Il libro di Dario Neron è disponibile in formato cartaceo e digitale, pronto per essere spedito ovunque la vostra curiosità vi spinga.
Vi è mai capitato di voler fuggire da una scelta sicura per inseguire un vecchio rimpianto? Vi aspetto nei commenti per parlarne!
