“Corpi” non è un romanzo nato per fare compagnia, ma per creare attrito. Antonio Roma firma con Infinito Edizioni un’opera viscerale che ci ricorda come, nonostante la nostra identità sia oggi esposta alle intemperie dei social, restiamo soprattutto questo: carne e memoria.
Mentre la testa dimentica, il corpo conserva i segni di un addio, il peso di una carezza o l’odore di un tradimento. Scrivere questa storia è stato un atto di resistenza contro l’intrattenimento che addomestica e la retorica dell’eroe. Qui non troverete personaggi salvati o finali consolatori, ma corpi che gridano per essere visti, nella loro sporca e magnifica incompiutezza.
Antonio Roma sceglie di stare dalla parte del’indicibile, usando la parola non per abbellire, ma per incidere. “Corpi” è un processo, una rabbia, un atto politico necessario per chi non cerca storie, ma ferite aperte di cui prendersi cura. È un fuoco acceso non per scaldare, ma per bruciare e risvegliare i sensi.
