Esistono viaggi che non si misurano in chilometri, ma in profondità di respiro e capacità di ascolto. In questa intervista incontriamo l’autrice Eliana Sci, pedagogista, criminologa e studiosa dell’animo umano, per esplorare il cuore della sua ultima opera, “Dove tornano gli alberi”. Attraverso un dialogo che intreccia l’esperienza professionale con il vissuto personale tra le fronde del bosco, l’autrice ci guida verso la riscoperta di quel “sentire interiore” spesso soffocato dal rumore delle agende affollate e dal timore del giudizio sociale. Un invito a spogliarsi delle maschere per tornare a radicarsi nella propria verità più nuda e luminosa.
Qual è stata la prima immagine, o forse il primo suono, che ha dato il via a tutto? È nato prima il titolo “Dove tornano gli alberi” o la necessità di raccontare questo specifico cammino nel bosco?
La prima origine del libro non è stata né un’immagine né un suono in senso stretto, ma un sentire interiore, un’inquietudine presente da molti anni, stratificata, mai davvero risolta, che chiedeva di essere compresa. Non si trattava di un disagio momentaneo, ma una tensione profonda tra il bisogno di pace interiore e la necessità di dare un ordine a ciò che si muoveva dentro, anche nelle sue parti più scomode e perturbanti. Il bosco è entrato in questo processo in modo naturale, perché non è solo un luogo simbolico costruito a posteriori, ma un ambiente reale che ha fatto parte della mia vita. Ho vissuto per molti anni in una casa immersa nel bosco e quelle sensazioni che descrivo, il silenzio, il ritmo diverso del tempo, il confronto con se stessi, sono esperienze vissute in prima persona. La natura è diventata così uno spazio di contenimento e di risonanza, un contesto che permetteva di dare forma e linguaggio a quell’inquietudine, senza anestetizzarla ma neppure subirla. La necessità di raccontare questo cammino è nata prima del titolo. Dove tornano gli alberi è arrivato in un secondo momento, come conseguenza di quel percorso interiore già avviato. Il titolo ha dato un nome a qualcosa che esisteva già, il bisogno di tornare a un luogo, reale e psichico, in cui potersi riconoscere, ricomporre e ritrovare una forma di radicamento autentico.
Il libro critica ferocemente il bisogno di compiacere gli altri. Secondo la sua esperienza professionale, perché oggi è così difficile stare nudi nella propria verità senza il timore del giudizio?
Oggi è difficile mostrarsi autentici perché la nostra società valorizza costantemente l’approvazione altrui. Fin da bambini impariamo che “stare bene” significa adattarsi alle aspettative degli altri, e questo condiziona il nostro sistema emotivo. Il timore del giudizio diventa una risposta automatica e questo genera una forma di autocensura interna; le persone evitano di esprimere pensieri, emozioni o bisogni autentici per proteggersi da rifiuto, esclusione o critica. Stare “nudi” nella propria verità richiede quindi non solo coraggio, ma anche un allenamento alla consapevolezza e alla fiducia in se stessi.
Lei scrive che abbiamo barattato la quiete con le agende affollate. Qual è il primo passo, secondo lei, per iniziare a sentire di nuovo quella voce interiore che bussa ma che spesso ignoriamo per correre?
Il primo passo, a mio avviso, non è “fare di più”, ma smettere di fare qualcosa, smettere di riempire ogni “spazio vuoto” di tempo per non sentire.
La voce interiore non è sorda né assente ma solo sommersa. Il primo gesto concreto è creare un tempo breve ma intenzionale in cui non si consuma nulla e non si dimostra nulla. Dieci minuti al giorno in cui non si scorre, non si pianifica, non si corregge. All’inizio è scomodo, perché emergono inquietudine, noia, pensieri disordinati, ma è proprio lì che la voce torna a bussare.
Quali autori o pensatori l’hanno accompagnata e ispirata durante la stesura?
Non posso dire che tutto questo sia nato da un autore in particolare, ma piuttosto da un insieme di esperienze, studi e riflessioni accumulati nel tempo. È stato il mio background culturale e professionale, l’osservazione delle dinamiche umane e il confronto con diverse discipline, a guidarmi verso queste riflessioni sulla lentezza, sul silenzio e sull’ascolto di sé. In sostanza, più che seguire una voce singola, mi sono lasciata accompagnare da un orizzonte ampio di conoscenze e pratiche, che ha permesso di dare forma a questo percorso interiore.
Come insegnante, quanto del mondo puro dei bambini è finito in queste pagine dedicate alla riscoperta dell’essenziale?
Come insegnante, il mondo dei bambini è entrato in queste pagine nel modo più semplice, perché i bambini non hanno filtri né maschere, sono più vicini a se stessi, più autentici nel sentire e nel mostrarsi. La loro naturalezza nel vivere le emozioni, nel dire ciò che provano senza sovrastrutture, ricorda quanto l’essenziale sia qualcosa che conosciamo già, prima che impariamo a nasconderlo.
Cosa spera che germogli nel cuore di chi chiude l’ultima pagina di Dove tornano gli alberi?
Nel cuore di chi legge e chiude l’ultima pagina, vorrei che germogliasse la speranza. Riconoscere se stessi può alleggerire un peso spesso portato senza accorgersene, e vivere la propria autenticità smette di essere un peso o una colpa, diventando invece un’occasione per affrontare la vita con maggiore serenità.
Da questa consapevolezza può nascere uno sguardo più aperto e attento alla vita, capace di cogliere la bellezza davanti, dietro e intorno a noi, e di riconoscere come, anche nelle pieghe più semplici dell’esistenza, la vita continui a offrire senso, luce e possibilità.
Dopo questo viaggio intimo e profondo, ha già in mente un nuovo progetto editoriale o sente il bisogno di restare ancora un po’ nel silenzio di questo bosco letterario?
È stato un viaggio intimo e profondo, molto lungo, durato anni, un percorso che è maturato nel tempo, fatto di riflessioni, osservazioni e vissuti che si sono stratificati lentamente. Allo stesso tempo, però, sento di avere già in mente un nuovo progetto. C’è in me un bisogno costante di continuare a scoprire, di scoprire me stessa, il mondo, l’essere umano nella sua complessità. È una spinta che non si esaurisce con un libro, per questo i progetti non mancano, cambiano forma, ma nascono sempre da questo desiderio profondo di comprensione e ricerca.
Ringraziamo di cuore l’autrice Eliana Sci per averci permesso di varcare la soglia del suo bosco letterario e per aver condiviso con noi una visione così lucida e necessaria del benessere emotivo. Le sue parole ci ricordano che il ritorno all’essenziale non è un lusso, ma un atto di coraggio verso se stessi. In attesa di scoprire dove la condurrà la sua costante ricerca del senso e della bellezza, portiamo con noi il seme della speranza che germoglia tra queste pagine: l’idea che, proprio come gli alberi, ognuno di noi possa trovare il proprio posto autentico nel mondo.
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Per un’analisi dettagliata dello stile e dei contenuti pedagogici dell’opera di Eliana Sci, vi invitiamo a leggere la nostra recensione di ‘Dove tornano gli alberi‘: un approfondimento dedicato a chi cerca una bussola per l’anima.
