L’ironia come bussola nel caos: #Intervista a Francesco Mazza sul suo nuovo romanzo “Estinzione”

Dalla satira televisiva alla profondità della pagina scritta, il percorso di Francesco Mazza è segnato da una capacità rara: quella di osservare le crepe del contemporaneo con uno sguardo lucido e mai banale. Milanese, autore e interprete poliedrico, Mazza aveva già convinto la critica nel 2021 con il memoir Il veleno nella coda, salutato da Giovanni Pacchiano come una moderna “Coscienza di Zeno”.

Oggi, lo ritroviamo in libreria con Estinzione, il suo primo romanzo edito da La Nave di Teseo. In questa prova narrativa, Mazza abbandona le brevità del web e della TV per immergersi in una narrazione più ampia, dove il cinismo cede il passo all’analisi dei legami e della sopravvivenza emotiva. Grazie alla preziosa collaborazione con la casa editrice e alla mediazione dell’ufficio stampa di Matilde Bella, ho avuto il piacere di dialogare con l’autore per esplorare la genesi di quest’opera e il confine sottile tra realtà e finzione letteraria.

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Ogni romanzo ha un punto di rottura da cui tutto ha inizio. Per Estinzione, è nata prima l’immagine di un uomo che sceglie il silenzio di fronte a un figlio non suo, o l’esigenza di raccontare una società che ti sembrava sull’orlo di un baratro spirituale?

E’ nata prima l’immagine dell’uomo che resta in silenzio davanti al tradimento. La storia, e i personaggi che la animano, vince sempre sul resto, che è contorno, e il vero problema della narrativa italiana contemporanea é proprio la mancanza di storie. Perché i gialli vendono tanto? Perché hanno delle storie. Da secoli, le storie sono il modo in cui una comunità rappresenta e trasmette la propria identità culturale; noi, per vari motivi, soprattutto commerciali, abbiamo invece creato quella roba chiamata “autofiction”, per cui si scrivono libri che hanno come oggetto cose tipo una passeggiata per Parigi in cui una donna si dispiace perché il nonno era fascista. Poi non lamentiamoci se la persone, in Italia, non leggono e non comprano libri. All’estero le cose funzionano diversamente. 

Il titolo suggerisce qualcosa di definitivo. Si riferisce alla fine della stirpe biologica di Silvio, alla fine dei sentimenti autentici o a un’estinzione più ampia, quella della nostra specie addomesticata dai pixel?

A entrambe le cose, e quando un titolo riesce a rappresentare, nello stesso momento, i due temi centrali del libro, vuol dire che è un buon titolo. Però non l’ho dato io, lo ha dato Elisabetta Sgarbi e si vede.  

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Lei ha una lunga esperienza nella satira televisiva e web. In che modo questo background ha influenzato la sua precisione da entomologo nel descrivere le ipocrisie del mondo del lavoro e della vita digitale?

Molta. Il comico per sua natura deve osservare, deve ricercare, deve analizzare la società fino all’esaurimento per poterla mettere in scena scomposta e svelarne i meccanismi di funzionamento. A questo proposito, mi conceda un breve excursus: se la comicità italiana, per tanti anni, faceva piangere invece che ridere chiunque fosse dotato di almeno tre neuroni, è proprio perché chi la faceva procedeva per stereotipi invece che per osservazione. Nessuno, nel mondo reale, gridava “Chi e’ Tatiana” facendo la faccia come se stesse per vomitare o “bestia mi sto cagando addosso” ogni cinque minuti: eppure quella è stata, per decenni, l’unica comicità che ci era concessa. Fortunatamente, negli ultimi anni, le cose sono un po’ cambiate, oggi ci sono comici diversi, aggiornati ai nostri tempi, e si vede. 

Silvio usa il Paradosso di Fermi per leggere la realtà. Perché ha scelto proprio questa teoria scientifica per spiegare il declino dei rapporti umani contemporanei?

Perché spiega bene, secondo me, l’esaurimento della grande promessa con cui siamo cresciuti, quella che il progresso tecnologico fosse per forza una cosa positiva, capace di liberare gli esseri umani. Il paradosso di Fermi sostiene il contrario: il progresso non è fonte di felicità ma di oppressione, potenzialmente letale. I discorsi che si sentono oggi sull’AI confermano questo modo di pensare, e la cosa non è assolutamente una bella notizia per la specie. Si tratta di una rivoluzione copernicana al contrario. 

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Alisia rappresenta l’ambizione moderna di diventare qualcuno online. È una vittima del sistema o ne è la complice più spietata?

La definirei una carnefice del sistema. Viviamo tempi dominati dal “paradigma della vittima”, in cui tutti fanno a gara per sentirsi vittima di qualcosa e, in forza di questo, autorizzarsi a fare quello che gli pare. In realtà, spesso dietro queste supposte vittime non ci sono traumi ma quantitativi enormi di ipocrisia. Alisia rappresenta questo. 

Quali sono gli autori (italiani o stranieri) che hanno formato il suo sguardo sul mondo e sulla letteratura?

Considero Alberto Moravia irraggiungibile. Un libro importantissimo, per la mia formazione, è stato “I superflui” di Dante Arleffi. Uscito negli anni ’50, era uno dei libri preferiti di Hemingway, un caso editoriale negli USA da 800 mila copie. Un libro imprescindibile, fondamentale soprattutto per chi ha meno di 30 anni: eppure oggi completamente dimenticato. Questa la dice lunga sullo stato della nostra critica culturale.

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Dopo un esordio così potente e divisivo, sta già lavorando a una nuova storia? Continuerà a indagare le zone d’ombra della modernità o esplorerà territori diversi?

Intanto la ringrazio per il potente e soprattutto per il divisivo. Ho cominciato a scrivere in modo compulsivo un nuovo romanzo dal titolo provvisorio “Eleganti sconfitte”. Racconta le estati di una famiglia italiana che negli anni ’60 compra un appartamento in un condominio in riva al mare, a San Benedetto del Tronto: nel lento declino di questa famiglia, estate dopo estate, e di quelle che le stanno attorno, c’e’ il declino del nostro Paese. Peraltro il condominio esiste davvero, vado li ogni estate, la finzione prende sempre le mosse dalla realtà, non sono in grado di fare altrimenti. 

Con Estinzione, Francesco Mazza conferma la sua capacità di dar voce alle inquietudini di una generazione, trasformando il senso di fine in una nuova forma di consapevolezza narrativa. Ringraziamo calorosamente l’autore per la disponibilità e la profondità delle sue riflessioni. Un ringraziamento speciale va alla casa editrice La Nave di Teseo e a Matilde Bella per aver reso possibile questo incontro e per il costante supporto nella promozione della letteratura contemporanea di qualità.

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Se questa intervista ti ha affascinato, non resta che immergerti tra le pagine di Estinzione. Il libro è disponibile per l’acquisto immediato a questo link Amazon: [Link qui].

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