Il labirinto della mente: perché “Una di famiglia” è il thriller che richiede pazienza #Film

Esistono storie che non si limitano a narrare un evento, ma pretendono dal lettore, o in questo caso dallo spettatore, un atto di fede. Il nuovo adattamento cinematografico di Una di famiglia, tratto dall’acclamato best-seller di Freida McFadden, è esattamente questo: un puzzle cinematografico di oltre due ore che gioca con la percezione, la verità e i confini sottili della sanità mentale. Sebbene il libro sia ancora nella lista dei desideri di molti, il film riesce a trasmettere quella stessa inquietudine psicologica che ha reso la McFadden una regina del genere domestic thriller.

La struttura della pellicola è una sfida diretta alla soglia di attenzione moderna. La prima ora scorre lenta, quasi dilatata, calandoci in un’atmosfera densa e a tratti indecifrabile. In questa fase, il film sembra quasi procedere a tentoni, seminando indizi che appaiono sconnessi o eccessivamente criptici. Chi cerca l’azione immediata potrebbe inizialmente bollarlo come un prodotto mediocre o eccessivamente statico, ma è proprio qui che risiede il trucco psicologico della narrazione. Questa lentezza non è un difetto di ritmo, bensì una necessaria costruzione della tensione: siamo costretti a vivere lo smarrimento della protagonista, a sentire il peso del non-detto e l’ambiguità di ogni sguardo all’interno della casa.

Annunci

Il cuore pulsante dell’opera risiede nelle sue tematiche psicologiche. Il film esplora il concetto di manipolazione e la fragilità dell’identità all’interno di un nucleo familiare apparentemente perfetto. Si parla di gaslighting, di proiezioni e di come il passato possa deformare il presente. La sensazione di incomprensibilità della prima parte serve a disarmare lo spettatore, rendendolo vulnerabile quanto i personaggi sulla scena. È un esercizio di empatia forzata: non stiamo solo guardando un film, stiamo subendo lo stesso stordimento psicologico di chi abita quelle stanze.

Poi, superato il giro di boa dell’ora, scatta qualcosa. La seconda parte del film accelera improvvisamente, diventando un meccanismo a orologeria che non lascia scampo. È in questo momento che la visione cambia radicalmente. Quello che prima sembrava un passaggio lento o senza senso acquista improvvisamente una luce nuova, trasformando la presunta mediocrità iniziale in una sottile e geniale semina di dettagli. I colpi di scena non sono semplici “effetti speciali” narrativi, ma chiavi di lettura che permettono di reinterpretare ogni singolo minuto trascorso in precedenza. Guardando il finale, ci si ritrova a voler tornare indietro mentalmente per ricollegare i punti, capendo che ogni silenzio della prima ora era in realtà un urlo soffocato.

Annunci

Il film scava nell’abisso della manipolazione, quel territorio nebbioso dove il confine tra colpevolezza e follia svanisce, lasciandoti nel dubbio se sia tu a perdere il senno o se siano gli altri a tessere una tela intorno a te. Al centro della trama emerge una figura femminile lucida e disperata, capace di manipolare il manipolatore per trovare qualcuno che non abbia paura di sfidare l’impossibile. Sono due donne all’apparenza distanti, ma profondamente unite da un passato di lotta; nate lontano dal privilegio, hanno combattuto con le unghie e con i denti prima di ritrovarsi sole, usate e prive di mezzi. Proprio in quel momento di massima fragilità appare chi i mezzi li possiede, offrendo promesse di salvezza che sanno di terra promessa.

Ma la realtà si rivela un incubo: quel presunto salvatore è un uomo profondamente disturbato, un manipolatore che vuole piegare il mondo ai suoi desideri. Per lui, chi non si adegua va rieducato, e il suo metodo brutale ha un luogo preciso: la mansarda in cima alla casa. È una stanza isolata dal mondo, con una finestra che non si apre e una serratura progettata per scattare solo dall’esterno, trasformando il sogno di una vita migliore in una prigione silenziosa.

Annunci

In definitiva, questo adattamento di Una di famiglia non è solo un thriller, ma un viaggio claustrofobico dentro le dinamiche di potere e sopravvivenza. Ci insegna che la verità è spesso una costruzione fragile e che il male sa mascherarsi dietro la promessa di una vita perfetta. Una volta terminata la visione, ciò che resta non è solo il brivido del colpo di scena, ma una riflessione profonda su quanto lontano saremmo disposti a spingerci se messi all’angolo, senza più nulla da perdere. Quando le pareti di quella mansarda sembrano chiudersi intorno a te, l’unica domanda che conta davvero è:

fino a che punto saresti disposto a diventare il tuo peggior nemico pur di riprenderti la tua libertà?

Per chi, come me, non vede l’ora di scavare ancora più a fondo nei segreti della mansarda e nei pensieri inconfessabili delle protagoniste, il romanzo originale è una tappa obbligatoria. Potete recuperare la vostra copia di Una di famiglia direttamente su Amazon a questo link.

Se Una di famiglia vi ha stregato, sappiate che è solo la punta dell’iceberg: Freida McFadden è una vera maestra nel tessere trappole psicologiche da cui è impossibile liberarsi. Trovate tutti i suoi thriller mozzafiato, pronti a tenervi incollati alle pagine, cliccando qui su questa collezione Amazon.

Annunci

Guarda il Trailer ufficiale in italiano

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.