“Dove tornano gli alberi” è un viaggio intimo, sensuale e profondo nel cuore di una donna che, addentrandosi nel bosco, inizia a ritrovare se stessa. In un tempo sospeso, lontano dalle logiche e dalle urgenze quotidiane, si spoglia delle maschere e comincia a camminare, prima con il corpo, poi con l’anima, verso un ascolto radicale, autentico e necessario. Non è un romanzo, né un saggio, né un diario: è un’esperienza che attraversa la pelle e tocca le fibre più nascoste, un movimento silenzioso che conduce chi legge in un luogo dove l’essenziale si rivela con purezza e la vita si mostra nuda. Diviso in capitoli che si intrecciano come stagioni interiori, il libro accompagna lungo un sentiero fatto di verità, abbandono, memoria e rinascita, dove la natura non fa da sfondo ma diventa presenza, complice, specchio. È il racconto di un ritorno alle radici profonde dell’essere, lì dove tutto tace, ma tutto parla. Lì dove tornano gli alberi.
Titolo: Dove tornano gli alberi
Autore: Eliana Sci
Editore: Indipendente
Genere: Narrativa
Data pubblicazione: 28 Novembre 2025
Voto: 5/5
Acquista su Amazon -> #linkaffiliato
Recensione
Ben ritrovati, cari lettori. Oggi torniamo a parlare di libri con un’opera che mi ha colpita profondamente: ‘Dove tornano gli alberi’. Ho avuto il piacere di immergermi in questa lettura su invito diretto dell’autrice, Eliana Sci, che ringrazio per avermi coinvolta nel suo mondo.
Eliana non è solo una scrittrice, ma una figura professionale poliedrica che porta nel testo un bagaglio di competenze straordinario: pedagogista e criminologa clinica, è esperta in intelligenza emotiva, arte-terapia e scienze forensi. Questa sua profonda conoscenza dell’animo umano, maturata anche attraverso il suo lavoro quotidiano come insegnante di scuola dell’infanzia, emerge in ogni pagina, regalando al lettore una prospettiva rara, sensibile e scientificamente profonda al tempo stesso.”
Il testo si configura come un pellegrinaggio interiore verso le radici più profonde dell’essere, un percorso dove la natura cessa di essere un semplice panorama per trasformarsi in una guida attiva e in un potente strumento di guarigione. L’autrice mette a nudo la stratificazione del dolore e della stanchezza accumulata in una vita intera trascorsa a compiacere il mondo esterno: una struttura sociale fatta di ruoli rigidi e aspettative che iniziamo a indossare fin dall’infanzia per sentirci visti, dall’adolescenza per essere accettati e, infine, dall’età adulta per sentirci all’altezza.
Il bosco, in questo contesto, diventa il sacro scenario di una “disidentificazione” necessaria. È tra gli alberi che la protagonista impara a smettere di essere l’immagine riflessa negli occhi degli altri e inizia, finalmente, a sentire. Questo passaggio non è indolore, poiché richiede di spogliarsi di quegli “abiti sociali” cuciti con il filo dell’ansia e del dovere, che per troppo tempo abbiamo scambiato per la nostra vera pelle.
Il libro solleva una critica profonda al paradosso della modernità: abbiamo barattato la quiete dell’anima con il fragore delle agende affollate e la frenesia dei tempi moderni, illudendoci che questa corsa ininterrotta fosse l’unico pilastro capace di sorreggerci. Eppure, l’opera ci ricorda che l’anima non smette mai di bussare. Le parti di noi che abbiamo soffocato, i desideri messi a tacere, le verità scomode, i ricordi che credevamo sbiaditi, non scompaiono nel nulla. Restano in attesa, pazienti e vibranti, pronte a riemergere non come ombre del passato, ma come presenze vive che reclamano il loro spazio non appena concediamo loro il silenzio necessario.
In definitiva, “Dove tornano gli alberi” non si limita a raccontare una storia, ma offre una lezione di ecologia interiore. Il messaggio finale è un potente e radicale atto di liberazione: l’invito a smettere di stringersi in vestiti mentali e sociali che non calzano più, per imparare l’arte difficile ma sublime di stare nudi nella propria verità. Al termine della lettura, ciò che resta è una nuova consapevolezza: non abbiamo più bisogno di cercare conferme esterne, perché abbiamo finalmente ritrovato quella voce che, da lontano, non ha mai smesso di sussurrare il nostro nome. Voto 5/5
