Netflix continua a puntare forte sul cinema sudcoreano e, con The Great Flood (titolo originale Wigwi), ci trascina in un disaster movie claustrofobico che fonde fantascienza, sopravvivenza estrema e una riflessione profonda sul destino della nostra specie.
Se state cercando un film che vi tenga incollati alla sedia mentre fuori piove, questo è il titolo giusto. Ma attenzione: non è solo una storia di salvataggi spettacolari, è un grido d’aiuto di un pianeta ormai al limite.
La Terra è devastata da una grande inondazione. Non parliamo di un semplice temporale, ma di un evento cataclismatico che ha sommerso gran parte della civiltà. Al centro della storia troviamo un complesso residenziale che sta lentamente sprofondando sotto il livello del mare.
In questo scenario apocalittico, seguiamo la lotta disperata di un gruppo di persone intrappolate in un appartamento che sta diventando una trappola mortale. Non c’è spazio per la fuga, non c’è un “fuori” sicuro dove scappare. La tensione non deriva solo dall’acqua che sale, ma dal mistero che avvolge le vere cause del disastro e le intenzioni dei protagonisti.
The Great Flood non si accontenta di mostrare la spettacolarità dei palazzi che crollano, ma scava profondamente nelle paure più viscerali della nostra epoca. Il regista Kim Byung-woo trasforma il disastro ambientale da minaccia lontana a realtà opprimente, dove la Terra cessa di essere una casa ospitale e l’acqua, da sempre simbolo di vita, si muta nell’elemento distruttore definitivo. In questo scenario di danni irreversibili, il film solleva interrogativi pesanti sul senso dell’umanità e sulla nostra eredità: cosa resta di noi quando siamo ridotti a pochi sopravvissuti chiusi in una stanza, e ha ancora senso lottare se il mondo che conoscevamo è ormai svanito?
La narrazione si divide quasi nettamente in due, dedicando la prima metà a una progressione lineare e mozzafiato. Assistiamo a una vera e propria corsa contro il tempo e contro gli elementi, una scalata disperata che parte dal terzo piano della palazzina dove vivono i protagonisti. È un percorso verticale fatto di continue cadute e faticose risalite, una metafora visiva della resilienza umana che si scontra con la forza inarrestabile della natura.
In questo contesto di sopravvivenza fisica estrema, la trama intreccia abilmente dilemmi etici legati alla scienza. Senza svelare troppo, il film ci spinge a chiederci fino a che punto l’uomo possa spingersi nel tentativo di correggere i propri errori passati attraverso esperimenti e decisioni scientifiche dubbie, rendendo la lotta per la vita non solo una questione di muscoli e riflessi, ma anche di coscienza.
Se amate i film come The Day After Tomorrow o le atmosfere tese di Snowpiercer, apprezzerete la capacità di questo film di rendere “grande” una storia ambientata in uno spazio ristretto. È un’opera visivamente potente, dove il comparto tecnico (effetti speciali e sonoro) trasmette un senso di oppressione costante.
The Great Flood è un’esperienza viscerale. Ci ricorda che, di fronte alla forza della natura, le nostre gerarchie sociali e le nostre ambizioni contano ben poco. L’unica cosa che resta è l’istinto primordiale di restare a galla.
Il cinema coreano sta riscrivendo le regole del genere disaster/sci-fi. Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate di questa nuova uscita Netflix!
