TOMMASO MIRRI nato a Roma, città dove attualmente vive con sua moglie, nel 1980. Non ha mai perso il bambino che c’è in ognuno di noi.
Cresciuto a pane Queen, gialli e Dylan Dog.
Doppio disabile coi fiocchi, laureato in Giurisprudenza, curioso, amante del mare, dei viaggi, della vita e della musica. Con La Ruota Edizioni ha già pubblicato nel 2020 il suo primo romanzo Shangai.
Come si è avvicinato allo scrittura?
Alla scrittura mi sono avvicinato come molto spesso ci si accosta all’arte, ovvero per dare voce a un bisogno che portavo dentro.
Come è il suo processo creativo? Come nasce un’idea per un romanzo?
Il mio processo creativo è inverso rispetto a quello di uno scultore, il quale libera il soggetto della sua opera dal blocco di marmo eliminando il materiale in eccesso con martello e scalpello. Io invece plasmo la storia intorno a un singolo elemento, che potrebbe anche rivelarsi in seguito secondario rispetto alla storia.
Un’idea per un romanzo può nascere nei modi più disparati, perfino ascoltando pochi secondi di una conversazione tra perfetti estranei su un autobus.
Come è nato “Gli occhi del male”?
Gli occhi del male è nato per una di quelle situazioni apparentemente insignificanti. Una domenica mattina, mentre ascoltavo l’omelia del sacerdote durante la Messa alla quale avevo accompagnato mia madre, mi sono distratto e mi sono ritrovato a pensare ad un fotogramma del Freddie Mercury Tribyute Concert in cui si vedono gli occhi di David Bowie, uno azzurro e uno marrone.
Il romanzo affronta temi importanti come la discriminazione, l’odio e la tolleranza. Qual è il messaggio principale che vuole trasmettere ai lettori?
Premesso che io sono un perfetto signor Nessuno e che di conseguenza non ambisco a lanciare messaggi di alcun genere, ciò che ho voluto narrare a modo mio con questo romanzo è la profondità dell’abisso di orrore in cui l’uomo può precipitare se si priva della possibilità di guardare appena un poco oltre la punta del proprio naso.
Pensa che la sua storia sia ancora attuale oggi? In che modo la discriminazione e l’intolleranza si manifestano nel mondo di oggi?
Purtroppo temo che oggi, almeno in Italia, i temi al centro de “Gli occhi del Male” siano tornati di stretta attualità come non lo erano da circa un secolo. Discriminazione e intolleranza oggi hanno molti nomi: razzismo, omofobia, transfobia, integralismo religioso, abilismo, sessismo e perfino grassofobia. Siamo talmente intrisi di pregiudizi rispetto a chiunque sia diverso da un astratto e ipotetico standard che siamo arrivati a stigmatizzare perfino le persone grasse!
Come ha sviluppato il personaggio di Sebastian? Come ha definito la sua personalità, le sue motivazioni e il suo arco narrativo?
Come dicevo prima la storia è nata intorno all’eterocromia di Sebastian, per il resto è bastato descrivere varie fasi che un bambino o un ragazzo si trova normalmente a sperimentare.
Dalla curiosità nei confronti del mondo e di tutto ciò che non conosce, all’istinto di disobbedire ai comandi genitoriali che non condivide o non comprende, sino alla paura di trovarsi solo contro il mondo mista al desiderio di rendere orgogliosi i propri genitori anche dopo la loro morte. La sua motivazione è palesemente esplicitata nel romanzo, quindi direi di non spoilerare nulla a chi deciderà di leggerlo.
Cosa è stato più difficile da scrivere in questo romanzo? Ha incontrato particolari ostacoli o sfide creative?
La parte più difficile da scrivere è stata senza alcun dubbio il congedo di Sebastian da sua madre. La sfida creativa che incontro, molto banalmente, è sempre la medesima: creare una catena di eventi e personaggi credibili che conducano da un inizio già deciso a una fine altrettanto già decisa.
Come si è documentato per creare un’ambientazione storica accurata e realistica?
Per l’ambientazione storica avevo deciso in linea di massima il periodo, tra il XII e il XIV secolo, poi è bastato documentarsi su alcuni dettagli come il Papa regnante al momento della nascita dell’ordine francescano e la sua posizione rispetto alle diversità di ogni genere.
C’è qualche personaggio o scena del libro a cui è particolarmente legato? Perché?
Ovviamente sono legato a Sebastian, il protagonista, anche perché come lui appartengo a una minoranza che nel mio caso è quella delle persone con disabilità; ma anche a messere Francesco da Castelluccio, poiché per ragioni che non posso rivelare è stato forse il personaggio più difficile da delineare.
Come definirebbe il suo stile di scrittura? Quali sono gli autori o i generi letterari che l’hanno influenzato maggiormente?
Come definirei il mio stile di scrittura? Semplicemente mio, è una domanda che non mi ero mai posto. A tratti molto sintetico per evitare di cadere nella tentazione della prolissità. Io sono un amante del thriller e del fantasy, e in quest’ultimo genere le ambientazioni somigliano molto a quelle medioevali. Quanto agli autori devo confessare, sperando di non risultare blasfemo, di avere avuto come nume tutelare Umberto Eco e Il nome della rosa.
Cosa la appassiona di più della scrittura?
Difficile dire cosa mi appassiona di più della scrittura, credo la sensazione di veder fluire le parole, le sensazioni, gli avvenimenti che racconto da dentro di me fin sullo schermo del PC in maniera quasi spontanea.
Quali sono i suoi progetti per il futuro?
L’unico progetto per il futuro è continuare a promuovere “Gli occhi del male”, ho in serbo un paio di belle sorprese.
