Ieri sono tornata al cinema per la seconda volta in una settimana. L’occasione era di quelle imperdibili: l’uscita del nuovo adattamento di Cime Tempestose. Di cui ho letto il capolavoro di Emily Brontë qualche anno fa e di cui ho acquistato il volume su Amazon (potete trovarlo a questo link), ma la curiosità di vedere questa storia immortale sul grande schermo era davvero troppa.
Entrando in sala, la situazione era chiarissima. Una distesa di donne, amiche e coppie dove noi eravamo lì pronte a emozionarci e a consumare i fazzoletti per un amore travolgente. Gli uomini, invece, erano pochi e palesemente trascinati a forza, con lo sguardo perso di chi sa già che avrebbe preferito di gran lunga restare sul divano di casa. Purtroppo per tutti, non era affatto il film che ci aspettavamo.
Dimenticate i prati verdi e i sospiri d’amore, perché il film mette subito le cose in chiaro aprendosi con un’impiccagione. Tutto è grigio, freddo e quasi marcio. La dimora della protagonista è un luogo dove gli spifferi sembrano uscire dallo schermo per gelarti la pelle, circondata da un’aura di infelicità perenne. In quella casa si muovono un padrone violento, alcolizzato e folle per il gioco d’azzardo, e sua figlia, una giovane bionda che dovrebbe essere la luce nel buio ma che finisce per riflettere i comportamenti disfunzionali in cui è cresciuta. A completare il quadro c’è una dama di compagnia gelida e manipolatrice, che sembra godere sinceramente delle disgrazie altrui.
La storia decolla quando il padrone porta a casa un ragazzo salvato dalla strada, poco più grande della figlia. I due crescono insieme in un legame viscerale dove lui accetta ogni punizione al posto di lei, alimentando un amore incondizionato ma profondamente malato. Con il passare degli anni arrivano i vicini, i Lincoln, che rappresentano l’esatto opposto del tetro maniero iniziale: la loro casa è luce, pulizia e successo commerciale. Mr. Linton, pur essendo l’unico personaggio apparentemente sano, pecca di un’ingenuità quasi irritante. Chiede la mano della giovane protagonista e la porta nel suo mondo dorato, dove vive anche una protetta sociopatica ossessionata da una inquietante casa delle bambole.
Qui il film prende una piega che ha lasciato la sala ammutolita, sviluppando la trama in maniera sadica, cruda e sessualmente esplicita. Heathcliff fugge dopo essere stato manipolato dalla dama di compagnia e torna anni dopo, misteriosamente ricco, per comprare la tenuta decaduta e tormentare la sua Catherine, ormai sposata e segretamente incinta. La narrazione non risparmia dettagli disturbanti, come la protetta di Lincoln che cerca il dolore fisico e accetta di essere trattata come un animale.
Il finale è una logorante spirale di cattiveria e sofferenza. Mentre la dama di compagnia continua a tessere la sua tela di bugie, intercettando ogni lettera e isolando gli sposi, la protagonista sfiorisce letteralmente nel suo letto fino a cadere in setticemia. Quando il marito e i medici si accorgono della gravità della situazione, è ormai troppo tardi per rimediare al male commesso. In un ultimo barlume di coscienza, la dama corre a chiamare Heathcliff sperando in una tardiva redenzione, ma il destino è crudele: lui non fa in tempo ad arrivare dalla sua amata, che spira poco prima del suo ingresso. Quando finalmente riesce a stringerla tra le braccia, il corpo della donna è già freddo, rendendo il loro ultimo incontro un momento di disperazione assoluta anziché di addio.
Uscendo dalla sala, ho guardato le altre donne presenti. Non c’erano occhi lucidi per la commozione, ma sguardi scioccati e profondamente delusi. Chi ha creato questo film ha perso l’occasione di realizzare un classico in chiave autentica, che è esattamente ciò che il pubblico desiderava. Hanno scelto invece la via del grottesco e dell’eccesso, trasformando un mito letterario in un esercizio di stile sadico che lascia addosso solo un senso di grigio e di amaro.
E voi? Siete andati a vederlo o avete intenzione di farlo? Fatemi sapere nei commenti se anche voi siete stanchi di vedere i classici stravolti in questo modo!
Consiglio di lettura: Se dopo questo film sentite il bisogno di rifugiarvi nel testo originale per ritrovare la vera anima della storia, potete acquistare il romanzo di Emily Brontë qui su Amazon.
