Christian De Sica e il mistero di “Agata Christie”: Un delitto… cinematografico

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Siamo onesti: quando si legge il nome di Christian De Sica su una locandina, ci si aspetta quel mix di tra tempi comici millimetrici e quella verve che ha fatto la storia della commedia italiana. Mia madre era andata a vederlo domenica scorsa ed era tornata a casa visibilmente delusa, ma io, per testardaggine, ho voluto sfidare la sorte ieri sera. Purtroppo, la sua delusione era solo la punta dell’iceberg.

Il vero “giallo” del film non è racchiuso nella trama, ma nelle scelte incomprensibili del casting. Non si sa come né perché, ma ci si ritrova davanti a un miscuglio inspiegabile di attori. A parte un paio di professionisti che cercano di tenere in piedi la baracca, il resto della compagnia è composto da rapper e influencer che, molto sinceramente, non hanno la minima idea di cosa stiano facendo davanti alla macchina da presa. La recitazione lascia talmente a desiderare da risultare a tratti surreale: in molte scene non si capisce nemmeno quale sia il loro obiettivo o se stiano effettivamente interpretando un personaggio.

La vicenda prende il via quando il detective Agata Christian viene assoldato come testimonial per il lancio pubblicitario di un nuovo gioco da tavolo. La cornice è una lussuosa dimora di famiglia, un castello pieno di stanze segrete e passaggi nascosti che dovrebbe fare da set perfetto. Tutto precipita quando il capofamiglia, che era dato per disperso dopo essere stato travolto da una valanga, torna improvvisamente a casa completamente trasformato, per poi essere ritrovato morto in modo grottesco: ucciso da una sventagliata di mitra e con la testa letteralmente affondata in un dolce pieno di panna. Da qui l’investigatore inizia un’indagine surreale tra gemelli ambigui, un orso impazzito che si aggira per la tenuta e una coppia di carabinieri decisamente imbranati. È un susseguirsi di situazioni bizzarre che, sulla carta, vorrebbero parodiare il genere giallo, ma che nella realtà dei fatti rendono lo sviluppo della storia confuso e privo di una vera direzione.

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Il cast di Agata Christian – Delitto sulle nevi è un insieme di volti che faticano a trovare un’armonia. Accanto a un Christian De Sica che tenta di dare dignità al suo detective Christian Agata e a un Lillo Petrolo che interpreta il brigadiere Cuozzo, troviamo attori come Paolo Calabresi, Chiara Francini, Ilaria Spada e Maccio Capatonda, quest’ultimo nel ruolo di Walter Gulmar. Tuttavia, il vero cortocircuito avviene con l’inserimento di figure provenienti da mondi totalmente estranei al cinema, come il rapper Tony Effe (nei panni di One Slot) o l’influencer Sara Croce. Insieme ad altri nomi come Alice Pagani ed Enzo Paci, l’ensemble finisce per sembrare un esperimento di marketing mal riuscito: un gruppo di persone che si muovono sulla scena senza una direzione precisa, rendendo la recitazione complessiva altalenante e, in troppi momenti, decisamente amatoriale.

Questa gestione degli attori porta la storia costantemente sul filo del rasoio, trasformando tutto in un ammasso di situazioni senza senso. Lo spettatore resta in un limbo imbarazzante, chiedendosi se stiano recitando sul serio, se stiano scherzando tra loro o se quello che scorre sullo schermo sia frutto di una serie di errori casuali. Persino le scene comiche sono rarissime. Quando finalmente si arriva a ridere di gusto per la prima volta, dopo ore di visione, si tira un sospiro di sollievo pensando che il film sia finalmente decollato. Invece la risata finisce subito e si torna in quel loop mentale dove l’unico pensiero fisso è: “Ma cosa diavolo sono venuta a vedere?”.

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All’uscita dalla sala il sentimento era comune a molti. Ho sentito chiaramente una persona esclamare che non si trattava solo di uno dei film più brutti mai visti, ma probabilmente del peggiore in assoluto. La trama, che di per sé sarebbe anche carina — un classico mistero alla Agatha Christie rivisitato — viene totalmente affossata da questa confusione generale.

In definitiva, resta l’amaro in bocca e un grande interrogativo. Ci si chiede come sia possibile che un artista come De Sica, con una carriera così lunga, solida e prospera, abbia deciso di abbassarsi a un progetto del genere. È un peccato vedere un talento simile invischiato in un film che sembra aver smarrito la bussola del buon cinema.

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