Il nostro viaggio continua! Benvenuti alla seconda tappa del Blog Tour di “Sul sentiero del gatto”.
Se nella prima tappa abbiamo esplorato i battiti accelerati dell’amore, oggi ci immergiamo in una dimensione più intima e silenziosa: la Solitudine.
In questo romanzo, la solitudine non è un semplice momento di tristezza, ma il vero e proprio baricentro della storia. Non riguarda solo i personaggi, ma impregna i luoghi e il tempo stesso. È una solitudine strutturale, fatta di distanze che non si misurano in chilometri, ma in silenzi che pesano come macigni e incomprensioni che scavano solchi tra le persone.
Frapiccini ci mostra che restare soli non significa solo essere isolati: significa essere costretti a guardarsi dentro senza filtri, facendo i conti con le proprie paure più profonde. C’è chi la vive come il vuoto lasciato da un amore perduto, chi come l’impossibilità di farsi capire e chi, invece, la usa come un rifugio fatto di ricordi per non dover guardare in faccia il presente.
Ma attenzione: la solitudine in Sul sentiero del gatto non è (solo) una condanna. Diventa quasi un personaggio invisibile che accompagna i protagonisti, trasformandosi in un’occasione rara di consapevolezza. È nel silenzio più assoluto che i personaggi imparano ciò che le parole non riescono a spiegare. In fondo, il romanzo ci suggerisce una verità scomoda ma potente: la solitudine è una parte inevitabile della vita, l’unico spazio dove possiamo davvero imparare a conoscerci.
