Fabrizio Corona su Netflix: Il ritratto di un narciso tra soldi, potere e assenza di rimorso

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La nuova serie Netflix dedicata a Fabrizio Corona “Io sono notizia” non è il solito biopic celebrativo. È, piuttosto, una discesa brutale nella psiche di un uomo che ha fatto del caos il proprio brand e delle persone attorno a sé dei semplici strumenti di profitto. Dagli esordi come “re dei paparazzi” fino ai giorni nostri, la docu-serie scava nel torbido, offrendo un’immagine nuda e spesso respingente del personaggio pubblico più controverso d’Italia.

Il filo conduttore del racconto è spietato: Corona usa le persone. Che si tratti dei suoi collaboratori più stretti, delle donne della sua vita o della sua stessa famiglia, la serie mostra come ogni rapporto sia stato sacrificato sull’altare del tornaconto personale.

Attraverso le testimonianze, tra cui spicca quella di Nina Moric e di persone a lui vicine, emerge un pattern comportamentale inquietante. Quando qualcuno non serve più ai suoi scopi o non genera più profitto, viene liquidato senza troppi complimenti. Ma il dato più amaro è la totale assenza di rimorso: Corona guarda in camera e non sembra provare empatia per i problemi legali e personali in cui ha trascinato chiunque gli gravitasse attorno.

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Uno dei punti più toccanti e, al tempo stesso, difficili da digerire riguarda la sua famiglia d’origine. La serie non nasconde il profondo dolore provato dal padre di Fabrizio, un giornalista stimato e rigoroso, costretto a vedere il proprio figlio perdersi irrimediabilmente nei meandri della cronaca giudiziaria. Altrettanto potente è la testimonianza della madre, un vero e proprio grido di rassegnazione di fronte a un figlio che è entrato e uscito dal carcere per anni. Il ritratto che ne emerge è quello di un uomo profondamente egoista, che è rimasto incurante della sofferenza inflitta ai propri cari e che, alla fine, ha sistematicamente scelto l’adorazione del denaro sopra ogni legame affettivo o familiare.

E poi c’è il denaro, il vero “dio” di Corona. La serie racconta con tinte quasi tragicomiche i milioni di euro nascosti nei muri o nei controsoffitti di persone fidate. Persone che, per lealtà nei suoi confronti, sono finite nei guai con la giustizia, mentre lui sembra quasi godere del brivido di aver accumulato così tanto contante in modo illecito.

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Netflix non fa sconti. La serie mette a nudo una psiche complessa, dominata da un narcisismo che rasenta il patologico. Fabrizio Corona non è presentato come una vittima del sistema, ma come un carnefice consapevole che ha costruito il suo impero sulle macerie delle vite altrui.

Dalle donne amate (o forse solo esibite) ai dipendenti sfruttati, nessuno si salva. Chi guarda la serie resta con un senso di vuoto: la sensazione che, dietro i muscoli, i tatuaggi e le provocazioni, ci sia un uomo che non sa cosa sia il pentimento.

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Questa serie è un documento necessario per capire non solo Corona, ma anche una parte della società italiana che lo ha idolatrato. È il ritratto di un uomo che ha giocato d’azzardo con la vita degli altri e che, ancora oggi, sembra sorridere davanti alle macerie che si è lasciato alle spalle.

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