Diritto internazionale e versi cyber: Stefania Lucchetti, l’avvocato che scrive tra le macchie di caffè #Intervista

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Avvocato internazionale, madre e poetessa: la figura di Stefania Lucchetti emerge nel panorama letterario contemporaneo come un raro esempio di sintesi tra mondi apparentemente distanti. Dalle aule del diritto tecnologico tra Londra e Hong Kong alla dimensione intima e raccolta della parola poetica, la sua scrittura non è un rifugio, ma un campo di battaglia dove l’imperfezione rivendica la propria dignità. In questa intervista, l’autrice ci guida attraverso le sue opere, da Macchie di caffè sui miei libri a La poesia è cyberpunk svelandoci come il verso diventi lo strumento privilegiato per abitare la complessità, trasformando l’inciampo in rinascita e il rumore quotidiano in “sospensione poetica”.

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Su Macchie di caffè sui miei libri: In questa raccolta lei celebra l’imperfezione come cartografia emotiva. In un mondo che ci spinge costantemente verso una perfezione estetica e formale, quanto è stato difficile per lei mettersi a nudo e trasformare una macchia o un errore in un atto di guarigione e rinascita?

La macchia, l’errore, l’inciampo fanno parte della mia grammatica emotiva da sempre. Da ragazza tenevo metodicamente un diario, poi trasformato in lettere e successivamente in racconti e poesie. Scrivere “Macchie di caffè sui miei libri” quindi è stato semplice per me. La decisione di pubblicarla è stata più complessa: nasce dalle riflessioni degli ultimi anni e sicuramente anche dalla maggiore sicurezza e consapevolezza acquisite con l’età e le esperienze. In un’epoca che pretende superfici levigate, ho sentito la necessità di restituire dignità a ciò che è profondamente umano: l’ambiguità, l’imperfezione, il dolore e le trasformazioni che derivano dalle difficoltà. Mettersi a nudo non è mai facile, c’è il rischio reale di essere incompresi e giudicati. Scrivere poesie tuttavia è già di per sé una scelta coraggiosa e necessariamente richiede la capacità di osservare e mettere a disposizione del lettore queste osservazioni. Trasformare una macchia in un atto di guarigione significa riconoscere che le ferite non si possono cancellare, ma si possono leggere, possono essere trasformate in consapevolezza e di conseguenza rinascita, speranza, forza.

Su La poesia è cyberpunk: Questa silloge ha un’anima metallica e guerriera che contrasta con la lirica tradizionale. Come la sua esperienza professionale nel diritto internazionale ha influenzato questa visione hackerata della poesia contemporanea?

Nella mia professione di avvocato internazionale nel settore tecnologico ho convissuto per decadi con il potere, il fascino e nel contempo i rischi e le distopie della tecnologia.

“La poesia cyberpunk” nasce da un’osservazione di lungo periodo sul linguaggio e sulla digitalizzazione, e su come questi processi influenzino e modellino la realtà umana. La mia scrittura in La poesia è cyberpunk assume un’anima metallica e guerriera perché non si pone come rifugio delle emozioni, ma come battaglia per esprimerle in modo veritiero e autentico, senza il filtro dell’omogeneizzazione digitale.

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Su Pomeriggi di amore sospeso: Qui l’amore non è idealizzato, ma colto nella maturità del matrimonio e tra gli impegni della vita quotidiana. Qual è il segreto per riuscire a fermare il tempo e trovare la sospensione poetica in mezzo al rumore dei doveri familiari e lavorativi?

L’amore, per me, non è mai stato un’astrazione, ma una materia viva che si muove dentro la relazione. In “Pomeriggi di amore sospeso” lo osservo all’interno del matrimonio, tra agende, responsabilità, figli, lavoro e compromessi spesso difficili. La sospensione poetica quindi non nasce dall’assenza di rumore, ma dalla capacità di attraversarlo e ritagliarsi uno spazio di attenzione radicale. Il segreto, se così si può chiamare, è restare presenti e curiosi, e provare ogni giorno a ricominciare con occhi nuovi: cogliere un gesto, uno sguardo, una parola, un istante che resiste alla frenesia, al caos, al deterioramento dell’amore e trasformarlo in connessione, in sensualità, in poesia.

Lei ha iniziato a scrivere poesie giovanissima, a 13 anni. Da dove nasce questa sua fedeltà assoluta alla poesia rispetto alla narrativa? È una scelta dettata dalla necessità di una sintesi fulminea o sente che il verso sia l’unico strumento capace di contenere la sua doppia natura (italiana e inglese, giurista e artista)?

Ho iniziato a scrivere versi già da bambina e poi preadolescente perché la poesia mi offriva una forma di urgenza e di verità che le esigenze descrittive della narrativa non riuscivano ad esprimere. Non è una questione di brevità, ma di intensità. Il verso è il luogo in cui le mie identità convivono senza doversi spiegare: italiana e inglese, giurista e artista, maternità e indipendenza, logica ed emozione. È uno strumento capace di sostenere queste tensioni senza risolverle.

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Con una famiglia numerosa e una carriera impegnativa nel diritto, il tempo per la creatività sembra quasi un miraggio. Quali sono le sue abitudini di scrittura? Esiste un rituale o scrive rubando momenti alla giornata, magari proprio in quei pomeriggi sospesi di cui parla nei suoi libri?

Non ho rituali romantici, a parte un buon caffè prima di iniziare a scrivere. Sono una persona molto organizzata, determinata e disciplinata. Lo sono sempre stata e lo sono diventata ancora di più nei tanti anni di lavoro professionale. Divido l’ispirazione dalla scrittura. L’ispirazione, nella forma di idee, può arrivare in qualsiasi momento e cerco di prenderne nota immediatamente, in qualsiasi formato. È proprio dentro la complessità della vita familiare e professionale che spesso trovo materia e stimoli. Per scrivere, invece, ho bisogno di uno spazio mentale e fisico ininterrotto e silenzioso, di una stanza tutta per me, reale o virtuale. Preferisco quindi scrivere quando sono da sola, senza rumore e necessità di prestare attenzione ad altro: essenzialmente quindi quando i miei figli sono a scuola. Cerco – a volte con molta fatica – di organizzare le mie settimane in modo da avere almeno due o tre giorni con spazi di tempo ragionevolmente lunghi. In quegli spazi porto avanti i progetti di scrittura. Le condizioni ideali non esistono mai e ho imparato a fare mio ed utilizzare al meglio qualsiasi spazio e tempo senza procrastinare.

C’è un tema o una sfida letteraria che non ha ancora affrontato e che le piacerebbe esplorare nei suoi prossimi progetti?

Ci sono territori che sto attualmente esplorando, in particolare quelli legati al rapporto tra diritto, tecnologia e vulnerabilità umana. Continuerò a scrivere poesie. Mi piacerebbe anche avvicinarmi alla narrativa, probabilmente nella forma di storie brevi.

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Le parole di Stefania Lucchetti ci lasciano con una riflessione preziosa sulla necessità di restare presenti e curiosi, anche nelle pieghe più frenetiche della modernità. La sua capacità di far convivere logica ed emozione ci ricorda che la poesia è, prima di tutto, un atto di coraggio e di onestà intellettuale. Desideriamo ringraziare sentitamente l’autrice per la generosità con cui si è raccontata e Matilde Bella per la preziosa collaborazione nel rendere possibile questo incontro. Restiamo in attesa dei suoi futuri progetti, certi che sapranno ancora una volta esplorare con lucidità i territori della vulnerabilità umana.

L’universo letterario di Stefania Lucchetti si dipana attraverso tre tappe fondamentali, ognuna capace di offrire una prospettiva diversa sulla complessità del nostro tempo. Per chi desiderasse approfondire lo stile, le tematiche e le suggestioni evocate durante questo incontro, abbiamo raccolto qui di seguito le recensioni dettagliate di ogni opera. Cliccando sui link potrete esplorare nel profondo la poetica dell’errore, la sfida tecnologica del cyberpunk e la quotidiana bellezza degli amori sospesi:

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