Diego Cigolini: “Mi è sempre piaciuto giocare con la fantasia creando piccole storie” #Intervista

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Diego Cigolini, nato verso la fine degli anni 70, vive a Pontevico in provincia di Brescia.
Dopo aver lavorato per più di 20 anni nel mondo della cooperazione dove, tra varie mansioni, ha affiancato i detenuti del carcere di Verziano per un progetto di reinserimento sociale, ora si occupa di produzione di raccorderia idraulica.
Ama le storie fantasy, i fumetti, i video games, il cinema e la musica. Una sua grande passione: il tennis che lo pratica a livello agonistico.
Dopo essersi cimentato nel 2014 con “Evan, il progresso e la minaccia umana”, nel 2017 pubblica “Le Gocce”, un romanzo poliziesco.

Quando hai capito che volevi diventare uno scrittore?

Mi è sempre piaciuto giocare con la fantasia creando piccole storie. Ricordo, quando andavo a scuola, mi piaceva molto sviluppare il tema libero, perché potevo esprimermi liberamente. Al contrario, quando il tema era vincolato ad un titolo scelto dall’insegnante, non riuscivo a costruire una storia, perché mi sentivo mentalmente legato e la mia creatività veniva meno. L’idea di scrivere un libro è sempre stata chiusa in un cassetto avendo paura del giudizio delle persone. Tutto cambiò quando, nel 2012, per motivi di lavoro, feci un corso con un mental coach. Quest’ultimo riuscì a sbloccarmi degli ancoraggi molto solidi e, attraverso i suoi insegnamenti, superai quella paura che mi teneva incatenato. Nel 2013 pubblicai il mio primo romanzo: “Evan, il progresso e la minaccia umana”. Da quel giorno non mi preoccupai più del giudizio delle persone e cominciai liberamente a scrivere storie. Ad oggi ho scritto quattro romanzi e partecipato a diverse antologie, vincendo due premi letterari.

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Cosa ti ispira a scrivere?

Mi ispira in assoluto il senso di evasione da un mondo, inteso come società, che non mi piace. Potermi isolare per creare personaggi, ambientazioni e situazioni diverse da ciò che mi circonda è quello che trovo nella scrittura. Non devo rendere conto a nessuno quando scrivo, non devo timbrare un cartellino, non c’è una sveglia che suona e il tempo non scandisce nessun appuntamento. Sono io e il mio mondo.

Qual è il tuo processo di scrittura e come ti organizzi per scrivere?

Sono molto legato al tempo, inteso come tempo meteorologico. Per me la stagione dove trovo maggior ispirazione è l’inverno. Adoro il freddo, il cielo grigio e l’assenza di luce; mi rinchiudo nella mia stanza, lasciando socchiusa la porta per far entrare i miei gatti che mi accompagnano nella stesura del testo. In genere scrivo solo la domenica, perché durante la settimana, dopo il lavoro, non riesco ad avere la giusta concentrazione che mi permette di sviluppare la storia. Per scrivere devo essere completamente libero da qualsiasi pensiero; probabilmente è un mio limite, ma non riesco fare diversamente ed è per questo che, in genere, ho bisogno di molto tempo per completare un libro.

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Come nasce “L’ultimo albero a Nord”?

Questo libro nasce da una voglia di raccontare, attraverso una storia, quelle che possono essere le condizioni limitanti verso un cambiamento profondo del nostro essere. Cosa ci spinge a cambiare radicalmente le nostre abitudini? Da cosa siamo bloccati e quali sono le nostre paure nei confronti di un vero e proprio cambiamento? Mi sono posto queste domande prima di sviluppare il racconto e quando ho terminato il libro sono giunto ad una conclusione: tutto è difficile, ma non impossibile.

Quale scena hai amato maggiormente scrivere?

La scena che ho amato maggiormente scrivere è quella in cui racconto lo stato d’animo del protagonista, lo scrittore Dave Allen, quando inizia il proprio viaggio interiore. Da questo momento in poi deciderà di partire verso le foreste del nord Europa per poter, finalmente, osservare il meraviglioso fenomeno dell’aurora boreale.

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Quale è stata invece più complessa?

La parte più complessa del libro è stata l’adattamento del racconto per l’inserimento delle due tracce musicali. Non è stato facile costruire la scena adattandola ai due brani, ma il risultato ottenuto è, per me, molto soddisfacente; il lettore si troverà catapultato in un’atmosfera completamente coinvolgente. Le due tracce musicali si possono ascoltare utilizzando il codice QrCode.

Progetti futuri?

Attendo il prossimo inverno, dove sicuramente arriverà l’ispirazione per una nuova storia. Per il momento mi godo l’attimo. Non mi piace pianificare a lungo termine, preferisco che le “cose” arrivino senza preavviso, quasi per caso… anche se non succede mai nulla per caso.

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Qual è il tuo sogno letterario?

Forse chiedo troppo, ma è così bello sognare! Mi piacerebbe molto vedere i miei libri tra le mani di due artisti che seguo da moltissimi anni. Loro sono Marilyn Manson e Robert Smith. Un po’ strano come sogno? Ma, fondamentalmente, cosa è davvero strano? Dipende sempre dai punti di vista. L’importante è essere liberi di essere felici.

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