“I mostri” (1963) di Dino Risi

Era l’Italia del dopoguerra. Un certo genere cinematografico già da tempo si era consolidato, un’unione tutta nostra del tragico e della commedia. Mai nessuno nel mondo è mai stato all’altezza di duplicare la nostra abilità nel miscelare con così tanta forza il dramma e le risate. Forse è proprio una caratteristica insita nella nostra cultura e nel nostro modo di approcciarci alla vita. “I mostri” di Dino Risi è per me l’emblema dell’ironia più tagliente a cui si possa assistere.

Il film è composto da venti episodi scollegati tra loro, le cui durate vanno dai circa quaranta secondi ai venti minuti. La tematica principale di ogni episodio è generalmente l’ipocrisia e la disonestà degli italiani dell’epoca, resa caricaturale e sopra le righe da Tognazzi e Gassman, i due più grandi attori che abbiamo mai avuto. Gli episodi fotografano situazioni di vario tipo, come il padre che educa un figlio, un uomo che “si fa lasciare” dalla compagna, raccomandazioni lavorative, un processo giudiziario e gente che si approfitta di altri. Ogni episodio inoltre punta a chiudersi col botto, inserendo il colpo di scena conclusivo che smonta la storia appena vista e dandogli quel tocco di ironia che spesso e volentieri congela per la sua tragicità. Un film che fa riflettere e che spaventa per quanto certi comportamenti e situazioni siano attuali tutt’ora. La sua grandezza è forse proprio questa, l’universitalità della critica che fa al comportamento umano. Applicabile ieri, oggi e probabilmente anche domani.

Il messaggio e la forza emotiva degli episodi non derivano, come già detto, solo dalla storia che raccontano, ma anche dai due attori protagonisti, che passano dai ruoli più folli a quelli più umani, dando il meglio di sé in interpretazioni da brividi. Il personaggio dell’avvocato interpretato da Gassman è uno dei più terribili e incisivi che io abbia mai visto. Una prova attoriale mastodontica. Così come l’egoista ma squattrinato e deplorevole manager di boxe interpretato da Tognazzi nell’ultimo struggente episodio che conclude il film con il sapore più amaro.

L’essere un film ad episodi lo rende molto leggero, gran parte di essi li potete addirittura trovare su You Tube così che non siate costretti a subire una storia che va vista tutta per essere goduta. Se quindi proprio non vi va di vedere il film nella sua interezza, vi esorto allora a guardare solo qualche episodio, di quelli rapidi e concisi e che durano intorno ai cinque minuti. Così anche per farvi un’idea. Spero di aver suscitato il vostro interesse e che possiate dare fiducia sia ad un’opera di questo tipo che ancora una volta ai miei strani gusti arcaici e grotteschi, aggettivo che descrive precisamente ogni momento di questa pellicola. Buona visione e al prossimo film, stavolta più moderno.

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