“Amadeus” (1984) di Milos Forman

Vincitrice di otto premi oscar e tratta dall’opera teatrale omonima di Shaffer, quella di “Amadeus” è una storia fittizia, basata su dicerie e leggende relative alla presunta rivalità tra Mozart e Antonio Salieri, altro importante compositore dell’epoca che inoltre sarebbe anche causa della morte del grande musicista austriaco. Rivalità perlopiù inesistente ma che il film racconta con talmente tanta forza da averla resa credibile e vera per l’immaginario collettivo.

La storia inizia con Salieri, molto anziano, che tenta di togliersi la vita chiedendo perdono a Mozart per averlo ucciso. Una volta in ospedale, viene affidato ad un prete che avrebbe il compito di confessarlo e in questo frangente Salieri comincerà a raccontare come il conoscere Mozart gli abbia cambiato la vita. Da li in poi, il film narra la vita di Wolfgang da inizio carriera, bambino prodigio, ai successi musicali e agli impedimenti causati dall’invidia di Salieri, figura più influente, fino alla sua ultima composizione scritta sul letto di morte.

Tutto il film riesce a trascinare con una grande forza narrativa ed emotiva e bastano i primi cinque minuti iniziali per rimanere intrappolati nello schermo. Prima cosa a stupire, l’interpretazione di Murray Abraham nel ruolo di Salieri, per un personaggio scritto stupendamente a cui riesce a dare una folle umanità, tra nostalgia, invidia e pentimento. La parte iniziale del film, nella quale comincia il suo racconto è magistrale. Tutti i personaggi in realtà si avvalgono di un’ottima interpretazione e Tom Hulce riesce a dare a Mozart una personalità unica: giocoso, volgare, per niente umile, sprezzante ma con il suo simpatico volto bambinesco con cui abbindola tutti, anche noi spettatori. Bravissimi anche Jeffrey Jones nel ruolo del buffo imperatore austriaco, e Elizabeth Berridge nel ruolo di Costanze, la dolcissima e buona moglie di Mozart .

La storia di per se è un dramma, incentrata su tutta una serie di bastoni tra le ruote che Salieri, falso volto amico, prova a mettergli ogni volta, carico di invidia per essere non solo stato surclassato, ma anche, nella sua mente, rifiutato dalle grazie di Dio, il quale sembra voglia punirlo e infastidirlo donando fama e talento alla sua nemesi. Tante sono le scene che per potenza visiva ed emotiva rimangono impresse. L’entrata in scena del padre di Mozart, che apre il lungo mantello nero in un abbraccio che sembra più una morsa, l’esecuzione del don Giovanni, sempre riferita al padre, tutte le parti in cui il vecchio Salieri racconta il suo passato al confessore o la drammatica sequenza della morte di Mozart con la scrittura della “messa solenne”.

La ricostruzione dell’epoca, tra scenografie e costumi, è credibilissima e affascinante. Valorizzata da una fotografia che, prendendo spunto dal capolavoro di Kubrick, Barry Lyndon, si avvale della sola illuminazione naturale, al massimo l’utilizzo di candele. Il risultato è un film per niente invecchiato in nessuna delle sue caratteristiche e che anche se parla di musica e musicisti, vi assicuro che può interessare tutti, vista la trama incentrata sul rapporto umano tra i due compositori.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. The Butcher ha detto:

    Una pellicola indubbiamente bella, non c’è che dire e questa recensione ne sottolinea perfettamente i pregi.

    Piace a 1 persona

    1. Leonardo Loffredo ha detto:

      Grazie mille. Mi fa tanto piacere ❤️

      "Mi piace"

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