“Django Unchained” (2012) di Quentin Tarantino

Django Unchained, è una pellicola che omaggia il film di Sergio Corbucci, Django del 1966, pietra miliare del genere western. Tarantino ci presenta una storia pregna del suo stile visivo e sanguinolento per una durata di 2 ore e 40, ci tengo a dirlo, che scorrono meravigliosamente.

Django Unchained è però anche un film che affronta l’argomento della schiavitù, importante, visto che quasi mai in America tale tematica veniva portata sullo schermo. Attraverso questa Tarantino arriva a due punti: la speranza, rappresentata dal dettaglio sullo sguardo di uno degli schiavi nel finale, il quale, vedendo Django risoluto e determinato in qualche modo ottiene forse la scintilla che magari lo spingerà a riscattarsi. E come secondo punto, l’unione tra popoli. La fratellanza che si crea tra il personaggio di Christopher Waltz e quello di Django affonda addirittura le radici nel mito nordico di Sigfrido, così lontano dall’ambientazione del profondo sud americano, ma vicino metaforicamente alla loro impresa di salvare Brunilde, la moglie di Django.

La trama è difatti questa: Django è uno schiavo che viene liberato dal tedesco Shultz. Dopo aver passato un periodo in cui il primo aiuta il secondo a svolgere la sua mansione di cacciatore di taglie, partiranno per liberare Brunilde, anch’essa schiava, tenuta prigioniera nella tenuta di Candieland, di cui è proprietario un Leonardo DiCaprio eccezionale in tutti i momenti in cui è presente. Nel cast figura anche Samuel L. Jackson, geniale e divertentissimo nella parte di un servitore di Candieland che odia i neri tanto quanto i bianchi.

Come preannunciato all’inizio, la narrazione scorre liscia tutto il tempo, nel film si ride, ci si esalta per l’action, si soffre nel dramma che ci tocca l’animo in tutte le scene dove viene mostrata la malvagità degli americani nei confronti degli schiavi. Il tutto, essendo tenuto ben in equilibrio dal Tarantino, fa sì che come risultato finale si abbia un opera che scorre e non si sbilancia mai, senza annoiarci. La fotografia, molto vivida nei colori e luminosa anche nelle scene notturne, fa sì che sullo schermo ci siano sempre immagini visivamente appaganti e la colonna sonora è azzeccatissima, poco importa se sono presenti canzoni hip-hop troppo moderne e superficialmente inadatte all’epoca in cui è ambientato il film. Quello che conta è l’effetto che trasmettono alla scena.

In conclusione, si sa, è un film che comunque è stato apprezzato da tutti, ed è sempre un bene quando capita anche perché oltre a denunciare quel lato dell’America che in qualche modo viene sempre dimenticato rimane di ottimo intrattenimento, e ricco di ironia. Come nel finale, in cui Tarantino stesso si fa saltare in aria e uccidere dal protagonista.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.