Recensione “La città delle ossa” I thriller con Harry Bosch di Michael Connelly

Per Harry Bosch i casi irrisolti sono ferite aperte. Non importa a quando risalgano, il grido delle vittime che reclamano giustizia è troppo forte perché possa ignorarlo. Questa volta quel grido viene da lontano, ed è l’eco del crimine più atroce e spregevole: l’omicidio di un bambino. I resti della piccola vittima sono venuti alla luce fortuitamente in un bosco di acacie, dove giacevano da vent’anni. Emerse dal suolo scuro, come se avessero atteso con impazienza di essere ritrovate, quelle ossa sono per Bosch il segno di quanto la sua città sia marcia e corrotta. Ora tocca a lui scoprire a chi appartenevano, ricostruire un po’ per volta quella vita spezzata, sfidando l’indifferenza della polizia, già pronta ad archiviare un caso che non ha più linfa, e cercando di tenere a bada il morboso assalto dei media, che sembrano andare a nozze con un caso del genere.
Con l’ostinazione che una vicenda così ignobile gli detta, Bosch annaspa tra indizi contraddittori e lotta contro i suoi eterni fantasmi che risichiano di trascinarlo a fondo. Ma sa anche che quella è l’unica strada da seguire per consegnare il colpevole alla giustizia, facendosi finalmente beffa della sua prolungata impunità.

Titolo: La città delle ossa

Serie: Un thriller con Harry Bosch
Autore: Michael Connelly
Editore: Piemme
Genere: Thriller / Giallo
Data pubblicazione: 7 Ottobre 2010
Voto: 4/5

Classificazione: 4 su 5.

Cartaceo -> 10,90 € | Ebook -> 6,99€

Recensione

Ben tornati lettori, oggi vi parlo di un Thriller che ho appena terminato di leggere. Ho conosciuto l’autore con “Il poeta”, splendido Thriller che mi ha fatta appassionare. In questo caso però le sensazioni non sono state le medesime, ma procediamo con calma.

La città delle ossa è quello che potrebbe essere più comunemente definito un Giallo, non un vero e proprio thriller, perché mancante di quella sensazione di pathos e sospensione tipica del genere. Avendolo quindi inquadrato meglio, vi sarà facile capire, o lo sarà maggiormente per chi ha letto anche “Il poeta” capire le non comunanze tra i due romanzi. Né il poeta infatti abbiamo a che fare con un vero e proprio thriller d’azione, che lascia increduli e in sospensione i lettori, capitolo dopo capitolo, fin proprio all’ultima pagina. Senza esaurire mai la sua energia, infatti l’autore ha potuto scriverne un secondo volume.

Torniamo però alla città delle ossa, il detective Harry Bosch si trova tra le mani un giallo alquanto strano e molto particolare. Vengono infatti rinvenute in una zona abbastanza isolata, delle ossa di ragazzo. Chi è la vittima, come mai si trovava lì? Qual era il movente? Le indagini prendono fin da subito una piega molto sbagliata, nelle vicinanze del ritrovamento vive infatti un uomo con una condanna per “pedofilia” e dopo una fuga di notizie, quest’ultimo si leva la vita, convinto di essere stato incastrato. Il detective però capisce subito che il loro era stato un madornale errore e che ora devono portare sulla loro coscienza la morte di un uomo, che molto probabilmente non era nemmeno un vero pedofilo e la cui accusa era solamente un fraintendimento.

L’uomo incontra un recluta e tra i due scocca la scintilla. La frequentazione finisce subito sulla bocca di tutti ma purtroppo durante uno scontro a fuoco la donna rimane gravemente ferita, e muore poco dopo. Qui abbiamo il primo fatto strano, la poliziotta infatti non è stata ferita da una pallottola vagante ma da un colpo che si è sparata lei stessa. Involontariamente? Oppure per procurarsi una ferita “da battaglia”? Il dubbio viene insinuato e nulla di certo verrà alla luce.

Harry Bosch scopre poi l’identità del ragazzo tramite una segnalazione. E’ infatti la sorella a indicare che durante quel periodo il fratello è scappato di casa e non ha più avuto sue notizie. L’uomo inizia quindi ad indagare e scopre una vita di violenze domestiche sulla madre, la figlia e il figlio. Ma non tutte perpetuate dalla stessa persona, come si potrebbe pensare fin da subito. La madre infatti lascia la famiglia una sera, con la scusa di andare a comprare delle medicine. Ora è una vedova molto facoltosa e il primo marito vive in una roulette cercando di dimenticare i suoi peccati. E’ proprio quest’ultimo che si addosserà la colpa del crimine cercando di proteggere la figlia, la quale però non c’entra con la vicenda. La trama si infittisce molto ma non voglio aggiungere altro per non rovinarvi il finale.

Quello che mi ha lasciata perplessa è come alcuni fatti siano stati raccontati ma poi non spiegati, mi spiego meglio. Per esempio riguardo alla morte della giovane poliziotta, mi avrebbe fatto piacere poter entrare nella psicologia della donna per riuscire a comprendere meglio il suo gesto. La seconda cosa riguarda il finale vero e proprio di cui però non intendo parlarvi come vi spiegavo sopra.

Il colpevole infatti viene individuato ma il movente è solo abbozzato e nulla di certo è dato al lettore. Insomma un libro che lascia l’amaro in bocca, nonostante l’interesse che la storia stimola nel lettore. Peccato perché con questo secondo libro, posso confermare quanto mi sia appassionata alla scrittura di Connelly. Spero infatti di poter leggere molto presto altro di suo. Avete dei consiglio da cui continuare?

Alla prossima chiacchierata…… Muaty

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