Nuovo progetto: fratelli di ombre

Torno a parlare di DCA, disturbi del comportamento alimentare. Negli articoli precedenti della rubrica troverete sicuramente dei post specifici in merito, qualora vogliate approfondire. Oggi, però, scrivo un pezzo diverso, che vuole essere non solo divulgativo, ma anche propositivo.

Tramite “Mi nutro di vita” associazione che ho più volte nominato, in ultimo riguardo alla devoluzione dei ricavi di un volume a mia cura, ho conosciuto Beatrice. Lessi il suo post su Facebook e ne rimasi scioccata, nel senso più manicomiale del termine. Una scossa mi ha attraversato, e di fronte alla presa d’atto di una ragazza in grave stato di sofferenza, alla quale sono state chiuse le porte dell’aiuto, mi sono sentita di approfondire. Iniziai a fare “campagna” sui vari social senza nemmeno sapere che viso avesse questa ragazza. Nel postare frenetico e rabbioso, mi arriva un direct su Instagram “quella ragazza sono io, grazie di quello che stai facendo”. Ho avuto un sussulto ed ho provato gioia, forse “troppa” perché mi misi a piangere senza riuscire a fermarmi.

Torno a parlare di DCA, anzi, inizio a parlare con i DCA. Ho fatto una proposta a Beatrice e lei ha accettato prontamente. Le ho chiesto di parlare con la sua malattia, ma le voci sarebbero state due: la mia che interpreta Beatrice e la “sua” che interpreta l’anoressia. Ecco cosa abbiamo fatto:

Beatrice: perchè lo sto facendo?
Malattia: perchè lo meriti. Lo stai facendo perchè mi stai dando la possibilità di modellarti, di renderti eterea. È questo che vuoi, o no? Essere eterea, leggera, senza forma, senza sesso, senza corpo. Vuoi essere perfetta ai TUOI occhi, vuoi essere intangibile, inafferrabile, così fragile che nessuno, nemmeno tu, potrà nemmeno pensare di farti del male. Così fragile, che nessuno vorrà sfiorarti per paura di romperti. 
Lo stai facendo perchè io sono più forte di te, perchè mi sono mangiata la tua forza di volontà leccandomi le dita mentre tu eri costretta a privarti del cibo, me la mangiavo davanti a te, con gusto, e tu non ti sei resa conto di nulla, anzi! Mi veneravi, come una dea, la tua dea, mentre io mi mangiavo ciò che restava di Beatrice, tu mi pregavi di portarti verso la tomba. 
Ed eccoci qui ora, alla resa dei conti. Io sono più forte, e tu vuoi fuggire. Ma ho ancora in bocca il dolce sapore della tua forza di volontà, quindi so per certo che ti manca, e so quindi per certo che resteremo insieme per sempre, perchè non permetterò che terze persone si mettano tra me e te, e cerchino di farti recuperare il senno. 
Lo stai facendo per me, lo stai facendo per tutto ciò che dentro di te si è rotto negli anni, lo stai facendo per ciò che hai vissuto da bambina e per ciò che nell’infanzia ti è stato portato via. Lo stai facendo perchè mi chiamo Anoressia Nervosa, e sono una malattia mentale, e dimoro nella tua mente, e ci ho messo delle radici così salde che non potrai mai pensare di buttarmi fuori di qui, da sola.

B: Ho lui che mi ama, come posso avere un futuro, una famiglia così?
M: Non ti basto io? Lui ti ama, eppure lo faccio anche io, a modo mio. Io posso amarti e starti accanto tanto quanto lo fa lui, con me sei felice, non te ne rendi conto? Fidati di me. Menti a lui, nasconditi, mangia e poi svuotati per il MIO amore. Ti posso dare molto più di ciò che può darti lui. Solo con me troverai la vera serenità, la pace. Sai che solo con ME puoi sentirti perfetta.

B: oggi ho digiunato, da un lato mi fa sentire bene, ma è assurdo, domani mangio?
M: mangia, se vuoi. Ma sai che perderai questa sensazione di benessere. La perderai, e fallirai, perchè mangiare è il tuo fallimento, perchè ti sporcherai e tutto ciò che ingerirai andrà ad accumularsi sotto la tua pelle rendendoti mostruosa, e crescerai, ti gonfierai, e poi soffrirai e cercherai conforto in me, ma non sarò lì per consolarti. Non ti mentirò dicendoti che avrai fallito e dovrai rimediare. Dovrai correre, dovrai vomitare, dovrai bruciare ogni cosa. Quindi si, mangia, se vuoi. Ma ricordati che enorme fallimento sarebbe, che enorme fallimento SARESTI.

B: mi sento il colpa perchè ho mangiato, mi sento grassa, gonfia, mi hanno detto che ho fatto bene eppure io mi sento in colpa, perchè non riesco a farlo capire? Qualcuno può capirmi? M: Io ti avevo avvertita, ricordi? Questo senso di colpa lo meriti, perchè dice il vero: sei un fallimento. Hai fallito. E no, non ti illudere: nessuno può capirti, nessuno capirà. Solo io posso farlo. 

Le persone non capiscono, le persone non vogliono capire. Loro vedono il male e fuggono, e resterai sola. Come possono le persone capire che mangiare, per te, è come uno stupro? Non lo capiranno mai, e andranno via, piano piano, prima non scrivendoti per un paio di giorni, dicendo che “erano impegnati”, poi scrivendo sempre meno, e poi sparendo nel nulla. E tutto questo perchè? Perchè vuoi mangiare. Se tu la smettessi di cercare scappatoie da me, capiresti che io sono l’unica che può farti vivere serenamente. Con me non avresti il problema di spiegare alle persone come ti senti, con me rimarresti nascosta, potresti mangiare in pubblico e poi ritirarti con me in bagno per liberarti, e nessuno farebbe domande, nessuno chiederebbe risposte, e noi vinceremmo. Tu non dovresti faticare e avresti ancora amici. Così no, invece. Mangiando e scappando da me resterai sola. Vuoi davvero questo?

B: ho conosciuto un’estranea che vuole aiutarmi, perchè lo fa? Mi posso (a)ffidare?
M: che domande mi fai? Mi stai chiedendo se puoi permettere ad un’estranea di sradicarmi dal tuo cervello e farmi andare via? Che risposta pensi che io possa darti? Affidati, se vuoi. Sarà un percorso fatto di solo dolore, lacrime e sudore. E per cosa? Per riportare il tuo corpo ad uno stato di “salute”? Sano? Te lo dico io come sarà il tuo corpo: grasso. Formoso. Ingombrante. Pesante. Da DONNA. e tutti potranno farci ciò che vorranno. 
Affidati, e rovinerai tutto ciò a cui siamo arrivate, tutte le nostre conquiste, tutta la nostra leggerezza, la nostra sicurezza, la nostra non-forma. 
Affidati, e io ti farò patire le pene dell’inferno.

Affidati, e vivrai nel senso di pienezza, di ingombro, di sporco. 
Quindi affidati, se vuoi, ma non illuderti: il dolore sarà tanto, talmente tanto da farti pregare in ginocchio il mio ritorno, la mia vittoria.

Con questo viaggio interiore, ci siamo liberate forse, del silenzio e di quella che pare l’impossibilità di spiegare, della frustrazione per non avere più forza nemmeno per rispondere “perché stai male?”

Ci sono figli unici nel mondo che hanno una fratellanza segreta, non è fatta di sangue e nemmeno di parole. Ci sono figli cresciuti con un’ombra sui loro volti, così si sono sempre visti brutti, indegni della luce. Il dolore che queste malattie causano mi rendono sorella di molte persone che ho incontrato. Ecco forse perché ho pianto, perché quell’interminabile sfogo era mio, ma non solo, era di tutti i volti, i sorrisi, gli abbracci che ho tenuto nel cuore, in un momento in cui la vita era lontana da me. Vorrei chiedere a voi che state leggendo di fare la stessa cosa. Pubblicherò su Instagram ogni dialogo tra voi e qualunque ombra vi oscuri il volto. La pagina e l’hashtag di riferimento sono @fratellidombre #fratellidombre. Mi rivolgo a tutti coloro la cui ombra è spesso etichettata in forma di dipendenza: dal cibo, all’alcol, alla droga. Io e Beatrice sappiamo quanto difficile sia abbattere il muro delle resistenze, ma questa pagina può essere un modo di provarci (naturalmente anonimi se vorrete). Scrivete pure nel direct message della pagina, oppure tra i commenti di questo post. Vi chiedo solo di specificare il vostro “dialogo” e l’eventuale anonimato.

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