“L’inquilino del terzo piano” di Roman Polansky (1976)

Il film vive indubbiamente della sua sceneggiatura e della messa in scena. La sua incredibile forza narrativa riesce a spingerti nei dubbi e nelle preoccupazioni del protagonista, Polansky, che recita il solito personaggio scritto su se stesso del quale non sapremo mai il nome se non “sig. Trelkowski”.

La prima sequenza, lo mostra in procinto di acquistare un appartamento al terzo piano di un palazzo a Parigi. Una volta arrivato, la portinaia racconta lui che fino a qualche giorno prima quella stessa casa era affittata da una ragazza, Simone, che ha tentato il suicidio gettandosi dalla finestra. Lo informa inoltre che il bagno è spiacevolmente in comune e visibile, per via della struttura a ferro di cavallo del palazzo, perché proprio di fronte a l’unica finestra della casa. (La stessa della ragazza suicida). La storia raccontata della portinaia comunque, sembra dispiacere a Trelkowski, che decide di far visita alla ragazza in ospedale. Lì, la trova immobile e completamente avvolta da bende. Al suo capezzale c’è l’amica Stella (Isabelle Adjani) che non sa spiegarsi il perché dell’estremo gesto. Quando poi, Trelkowski incrocia lo sguardo con quello di Simone, quest’ultima comincia ad urlare. Ma non è dolore. E’ forse paura? O è qualcos’altro?

Da questo momento in poi, le stranezze cominciano a prendere piede. Tutto il film si basa su una serie di avvenimenti che spingeranno il povero Trelkowski ad impazzire: un cambio di personalità in una situazione surreale che forse il film vuole farci invece passare come reale. Dopo aver dato una festa con gli amici per inaugurare l’affitto dell’appartamento, il protagonista verrà redarguito dal capo condomino per aver fatto troppo chiasso e minaccerà di buttarlo fuori se i fastidi dovessero continuare. E’ un pessimo inizio per il nostro protagonista, che nei giorni e nelle settimane successive subirà infatti molto altro ancora. Il capo condomino continuerà a tormentarlo. Affacciandosi alla finestra scorgerà spesso persone osservarlo da quella del bagno in comune. Una vicina di casa andrà da lui confidandogli che gli altri condomini hanno intenzione di farla mandare via. Troverà un vestito di Simone, rimasto lì apparentemente per errore. Troverà un foro nel muro nel quale è stato messo un dente. La moglie del capo condomino gli chiederà di firmare una petizione per mandare via la vicina di casa citata prima ma dato il rifiuto verrà anche lui nuovamente minacciato di sfratto. Passano giorni e la situazione non cambia: in una scena divertentissima, la vicina di casa va da lui dicendogli di aver defecato su tutte le porte del palazzo, tranne che su la sua. Il povero Trelkowski non può far altro che raccoglierne un po’ da terra e gettarne davanti al suo tappeto per sviarsi dalla colpa.

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Ma ormai lo stress e la situazione lo hanno portato al limite, nasce il malessere, saltano fuori dubbi a turbare la sua psiche finché non comincia a pensare che sia tutto un piano dei condomini per spingerlo a fare la stessa cosa della precedente inquilina. Vogliono che si getti anche lui dalla finestra. Vogliono che si “trasformi” in Simone. Ecco il perché del vestito rimasto nell’armadio, ecco il perché dei continui fastidi, ecco perché viene osservato dalla finestra del bagno. Vogliono portarlo all’esasperazione e lui, in una serata particolarmente sconvolgente, come a dargli soddisfazione, acquista una parrucca, si toglie il dente e lo mette nel foro del muro, poi indossa l’abito della suicida.

L’uomo comincia ad avere strani incubi e visioni: il bagno da cui lo osservano è carico di scritte e geroglifici, la ragazza suicida si leva le bende in un sorriso inquietante. Ormai impazzito, dopo aver cercato di acquistare senza riuscirci una pistola in un bar, Trelkowski prima verrà investito (o si farà investire) da dei vecchietti che scambia per i capi condomini, e poi salirà nel suo appartamento e si affaccerà dalla finestra in abiti femminili, in procinto di buttarsi. La scena è surreale, tutti i vicini sono affacciati, appena lui apre la finestra e si mostra, loro applaudono. Alcuni, addirittura posizionati sulle tegole del tetto, assistono a sedere su un asciugamano con tanto di snack e bibite. Rullo di tamburi (sul serio!) e Trelkowski si getta dalla finestra; l’impatto con il terreno è pesante ma incredibilmente non è morto. I condomini sono tutti intorno a lui, sembrano soccorrerlo, ma la scena è distorta, a volte le facce sembrano perfide e mostruose, in altri momenti preoccupate. Trelkowski allontana tutti e in uno sproloquio di rabbia e dolore, risale le scale strisciando e insanguinato di nuovo al fino al terzo piano. Arrivato alla finestra, si butta per una seconda volta. Si risveglia all’ospedale, è completamente bendato ed immobile. L’inquadratura è in prima persona, vediamo con i suoi occhi e accanto al letto stanno due persone: Stella e se stesso. E’ la medesima scena dell’inizio, forse si sente consapevole di essere un loop in cui è caduto e nel quale è intrappolato. Trelkowski/Simone urla e il film si conclude.

Il volere dei vicini si è compiuto? Molte sono state le interpretazioni fatte per quest’opera. Trelkowski è magari solo un uomo affetto da schizofrenia? Sono i condomini ad averlo fatto impazzire o è una sua visione distorta della realtà ? I geroglifici in bagno hanno addirittura fatto pensare a una spiegazione mistica o esoterica legata alla reincarnazione che vede lui e Simone come la stessa persona. Altri credono che Trelkowski sia una donna nel corpo di uomo, e che questa sua personalità esca fuori, sempre a mettere in dubbio sia se stessa che parallelamente la società intorno a lei (il condominio). Polansky è riuscito a creare un opera multi interpretativa dove tutte le spiegazioni sono a loro modo funzionanti e corrette. Una sceneggiatura che riesce in tutto questo anche grazie alla regia fantastica; molte sono le inquadrature forti di vita propria che rimangono in testa, dalla scena all’ospedale, alla prima volta in cui Trelkowski indossa abiti femminili, alla sequenza in cui striscia sulle scale per gettarsi dalla finestra una seconda volta. Un film che è un vortice di continue illusioni: il regista lascia indizi, lo spettatore assiste, prova a collegarli e come il protagonista, si ritroverà inevitabilmente a mettere in dubbio tutto.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. wwayne ha detto:

    Anche Sindrome cinese ha una sceneggiatura da urlo: l’hai visto?

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    1. Leonardo Loffredo ha detto:

      No, ma provvederò. Grazie del consiglio

      Piace a 1 persona

      1. wwayne ha detto:

        Grazie a te per la risposta! 🙂

        Piace a 1 persona

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