“Lo Scopone Scientifico” di Luigi Comencini

Crescendo, poche ma veramente poche volte, si realizza che certi pensieri o comportamenti avuti da bambino in qualche modo sono più giusti, se non altro più innocenti, di quelli che magari si hanno una volta divenuti adulti. E ancora più spesso, ci si rende conto che forse eravamo molto più saggi prima, anche se meno logici. Non vi preoccupate, se vi sembra azzardato, proverò a farmi capire nello svolgimento. Questo concetto, questa sensazione di essere nel giusto, da adolescente ci viene in mente in continuazione. Stiamo sempre a criticare i nostri genitori perché ci sentiamo ribelli. Si comincia a percepire che i nostri genitori si sono dimenticati di come si era da bambini e di come sono diventati stoici e impostati, rettilinei su una certa scuola di pensiero che è quella dell’essere maturi e dell’avere responsabilità. Nulla di sbagliato naturalmente, ma quando questi comportamenti, nonostante maturi, sono influenzati da un malessere, allora si rischia di travisare il vero obbiettivo, e si perde la via della ragione… Uno dei fulcri dietro “Lo scopone scientifico” di Luigi Comencini è proprio questo. Ma arriviamoci con calma. Alberto Sordi e Silvana Mangano sono due coniugi pieni di figli e che abitano in un edificio abusivo, nel bel mezzo di una povera borgata di Roma. Ogni anno, una vecchia miliardaria americana (un’impressionante Bette Davis), con tanto di servitù e segretario George (Joseph Cotten), passa l’estate nella sua gigantesca villa posta appena sopra il colle dove i poveri di borgata vivono. L’arrivo della miliardaria, è l’evento più atteso dell’anno, perché ogni volta, questa invita i coniugi Sordi-Mangano a giocare interminabili partite a scopone di coppia con l’autista George. Data la povertà dei due avversari, la quota iniziale di un milione viene sempre gentilmente anticipata dalla Davis . Il film è tutto questo, un circolo vizioso di partite, esilaranti errori di gioco che sfogano in terribili liti tra Sordi e la Mangano, molto più abile del marito a giocare. Un loop estenuante che dura giorni dove i due non fanno altro giocare o pensare al gioco, supportati dalle altre famiglie di borgata ma trascurando tutto il resto. Ed è qui che c’è la famosa frase di una della figlie dei protagonisti, Cleopatra che mi è rimasta impressa e che calca molto bene il concetto espresso all’inizio : “Qui stiamo a lavorà, non stamo mica a giocà”
Cosa ha notato qua Cleopatra, che forse aiuta anche il pubblico a notarlo, ma che Sordi e la Mangano, e tutti gli altri “borgatari” compresi non notano? E’ la follia della cosa e in ciò che si è trasformata, il denaro che acceca e nasconde la realtà della gravità della situazione in cui vivono. Un guizzo di saggezza, se pur semplice, che riesce però a venir fuori solo da una bambina, non da un uomo o donna adulti, che in questa pellicola sono per Comencini figure inette (sordi e gli altri del villaggio), o comunque altezzose (nel caso dei ricchi e della Mangano).

DVD -> 9,99€

C’è poi la figura del professore, interpretato da Mario Carotenuto, che funge se si vuol dire, da consigliere dei due protagonisti, ma anche lui, non è altro che fautore della loro rovina. Famosa la scena in cui si presenta a casa loro con un manuale di gioco. La famiglia arriverà quasi a distruggersi per ottenere la vincita, almeno una, delle varie partite con la miliardaria. Oltre alla regia magistrale poi, il film presenta una sceneggiatura curatissima, lo sviluppo della trama e dei personaggi va perfettamente in equilibrio con l’aumento della tensione e dell’empatia verso i protagonisti che fanno tutti una straordinaria interpretazione. Sordi è Sordi, Silvana Mangano tocca forse l’interpretazione della vita, riuscendo a gestire un personaggio per lei inusuale, la madre povera, ma che mantiene sempre l’eleganza e i modi caratteristici del personaggio aristocratico per la quale è conosciuta. Joseph Cotten è impeccabile e la Davis è talmente brava che buca lo schermo, la sua espressività, già iconica è scolpita nella storia, intimorisce con una glacialità pazzesca.
Il film prosegue: in questa ricerca spasmodica della vincita, la Mangano arriva addirittura a puntare soldi che non ha (la miliardaria cesserà di anticipare le quote d’entrata) , decidendo di giocare in coppia, non con suo marito, ma con un “Baro professionista” (Domenico Modugno!), portando Sordi alla disperazione che sul finale tenta quasi di ucciderla.

Quindi quella saggezza bambinesca, immacolata dalla logica di una maturità adulta, è forse l’unico baluardo di lucidità in tutto il film. Di nuovo, l’unica persona che ha veramente capito la gravità della situazione e cosa comporta non è nient’altro che la piccola Cleopatra, che , qualche secondo prima della fine del film, al momento del ritorno in patria della miliardaria , regala lei una torta avvelenata.

Voto 5/5

Classificazione: 5 su 5.

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