Recensione “Amori e centrifughe” di Leslie Carroll

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Titolo: Amori e centrifughe

Autore: Leslie Carroll

Genere: Rosa

Editore: Newton Compton Editori

Data pubblicazione: 13 Luglio 2011

Voto: 3/5

Cartaceo -> 3,00 € | Ebook -> 5,99€


Sinossi

Amy è diventata mamma da poco; Meriel, governante giamaicana, non sopporta più la sua datrice di lavoro; Naomi e Claude, due ragazze innamorate, vorrebbero al più presto adottare un bambino; Faith ha perso da poco il marito mentre Talia, ballerina, deve vedersela con un infortunio che la tiene lontana dal palco. Cosa hanno in comune tutte queste donne? Apparentemente nulla se non fosse che tutte e sei vivono a Manhattan, nello stesso palazzo in cui abita anche un personaggio un po’ speciale: Susan, di professione psicoterapeuta. Così nella lavanderia del seminterrato, tra un candeggio e un prelavaggio, a ciascuna di loro toccherà “stendersi sul divanetto”. E a poco a poco ciò che inizia un po’ per caso e un po’ per gioco diventa un appuntamento irrinunciabile: scendere dal proprio appartamento con la cesta dei panni sporchi e approfittare della presenza di Susan per dare vita a un’alleanza tra donne sempre pronte a correre in soccorso l’una dell’altra. La condizione ideale per lanciarsi in un mondo di avventure metropolitane dedicate all’amore, al sesso e alla riscoperta della propria femminilità.

Recensione

Dalla premessa questo volume mi è subito parso un simpatico racconto congiungente una buona dose di humor a momenti più delicati e emozionali, dove figure di donne diverse hanno tutta la possibilità di mostrarsi per quello che sono, rivelando fragilità e punti forti, riscattandosi e giungendo ad un sentimentale e prevedibile lieto fine. Uno di quei romanzi insomma che non disdegno e che mi fanno tollerare qualche spennelata di rosa all’interno del quadro narrativo. Una volta conclusa la storia però, non mi sentivo appagata, come se mi mancasse qualcosa… Fondamentalmente assistiamo all’intensa vita lavorativa di Susan, psicoterapeuta che si impegna nel suo mestiere sia in clinica sia nel suo condominio; eh sì, perché la nostra protagonista dedica le prime ore della sua giornata alle donzelle del suo palazzo che si barcamenano fra problemi di diverso genere: Faith, anziana signora dal portamento nobile e dall’armadio costituito unicamente da abiti viola, fa lentamente progressi nell’impadronirsi nuovamente della sua vita in seguito alla morte dell’amatissimo marito; Amy, nuova inquilina dell’edificio, è sull’orlo di una crisi per via dell’inadempienza del marito che, dopo la nascita del piccolo e morbosamente accudito Isaac, non si mostra un minimo disponibile per aiutarla nella gestione della nuova situazione; con Amy si è aggiunta alle pazienti Meriel, una ridanciana signora giamaicana che è insofferente ai problemi della donna per cui lavora (tipo i cappottini da mettere al cane), un riflesso della sua insoddisfazione per non poter lavorare fianco a fianco con il figlio William nel ristorante che ha aperto da poco. Oltre alle pazienti, anche Mala Sonia (il nome è tutto un dire), gitana abile nel truffare le sensibili pazienti di Susan con la lettura dei tarocchi, gravita intorno alle protagoniste, occupando sempre più lavatrici del dovuto nella lavanderia comune dove le donne svolgono le loro “sedute” officiose. La psicologa ha un gran bel lavoro da fare, visto che oltre ai problemi delle varie amiche deve fare i conti con un matrimonio in crisi, una figlia alla deriva che torna a casa con piercing in posti indicibili e un cane incontinente. La narrazione procede capitolo per capitolo illustrandoci i vari progressi delle donne e gli avvenimenti quotidiani che riempiono le loro giornate. Sarebbe stata una lettura più che piacevole, ma ho notato che l’autrice ha calcato un po’ troppo la mano in certi punti mentre ne ha trascurati altri; sulla religione ebraica, ad esempio, di cui Susan è fedele, ci sono fin troppe divagazioni non particolarmente utili ai fini del racconto, e lo stesso vale per altre descrizioni un po’ fuori posto sparse fra le pagine. Troppo delicata a parer mio è stata l’analisi dei personaggi, descritti certo, dalla profondità appena accennata oppure completamente assente. Non sono riuscita a ritrovarmi in nessuna delle protagoniste e a dire il vero proprio Susan non mi è risultata estremamente simpatica per alcune sue uscite, anche se a termine del romanzo si riprende, effettuando un autoanalisi che le fa compiere una virata nel suo stile di vita.

Detto questo, Amori e Centrifughe è un libro leggero, che apre squarci di quotidianità alternati ad analisi psicologiche molto superficiali (e questo è normale, non essendo questo un tono universitario). Non è spiacevole da leggere, ma non é nemmeno il massimo, diciamo che si tiene nella media e lo fa discretamente; tentate se vi ha incuriosito, magari potreste ritrovarvi in una delle fanciulle del condominio e cogliere alcuni consigli dalle riflessioni della protagonista.. Non si sa mai!

Voto: 3/5

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